mercoledì 21 febbraio 2018

Edison Palomino
"Bella snella la monella"


Camminando quel mondano
dalle scarpe a form di chiappe
su quel rozzo e schiocco parco
incontrò la dolce mela
bella snella la donzella.

Oh preziosa Provvidenza
tua bellezza mia dolcezza
un mio bacio sciolga il ghiaccio
del tuo cuor infranto in pianto
da quel tonto falso incanto.

Serve rima più intensa
perché abbracci l'innocenza
di tua dolce Provvidenza
disse lei in confidenza
con un'aria di freschezza.

Camminando quel mondano
dalle scarpe a form di chiappe
su quel rozzo e schiocco parco
incontrò la dolce mela
bella snella la monella.
 
Edison Palomino
"Amore e- godimento"


Antonio Canova - Amore e Psiche.

La gente s'innamora, questo è un dato di fatto, e Freud direbbe: "della propria immagine".

C'era una volta la scelta del partner da parte dei genitori, che serviva a dare una cornice al godimento del corpo. Essi introducevano l'atto simbolico come condizione per l'unione dei corpi. Era un modo di garantire non solo la riproduzione ma anche quel piacere che si prova quando i corpi s'incontrano nell'intimità delle lenzuola. Quest'operazione rappresentava un vero taglio immaginario. Un taglio all'innamoramento e ad ogni fiaba che esso produceva, come per esempio quella del principe azzurro. Se allora un principe azzurro c'era, era quello dell'ideale dei genitori.

Con il frantumamento dell'ordine simbolico, già avvertito nel ‘600 da Pascal "I cieli tacciono" e ribadito da Nietzche nel ‘800 "Dio è morto". Le cornici che una volta tenevano i legami sociali, oggi non tengono più perché svuotate dal loro sapere. Un esempio:

La vita privata ha annullato la vita pubblica, invadendola e sovvertendola. Ciò che una volta si faceva tra quattro mura, oggi si fa a cielo aperto. Le mura dell'intimità sono cadute ancora prima del muro di Berlino. La gente si abbandona ai piaceri del corpo nella via pubblica: discoteca, parco, sui tetti, grande fratello, ecc.

Questa via libera al piacere del corpo, produce un delirio di credenza. Gli uomini si credono liberi ma in realtà sono schiavi, burattini di un godimento che li eccede, e il colmo! che li procura sofferenza. La gente s'innamora, questo è un dato di fatto, e Freud direbbe: "della propria immagine". Uomini e donne, confondendo l'amore con l'innamoramento, finiscono intrappolati nelle reti dell'amore narcisistico. E non riuscendo a fare a meno dalla separazione del corpo dell'altro, perché di mezzo ci sono delle promesse speculari che promettono l'amore eterno, soffrono.

Dante diceva che l'amore si trova seduto nella porta dell'inferno, Cupido ne sapeva qualcosa. Anche lui era stato vittima degli effetti immaginari dell'amore finendo fottutamente innamorato di Psiche, al primo colpo ... di fulmine. Psiche, bella graziosa fanciulla sepolta nella solitudine, dalla sua bellezza.

Come Psiche, i casi della vita ci insegnano che c'è questa bellezza dell'immagine del corpo che fa da ostacolo all'amore. C'è qualcosa che si fissa nell'immagine e parassita l'amante. Potremmo includere nel nostro sacchetto quella bella biondina di nome Marilyn Monroe.

Andare al di là dell'immagine non è un'operazione che avviene attraverso la ragione o qualche tipo di ommaggio alla bruttezza. Ma attraverso le cadute della vita, che aprono i solchi di quella cicatrice strutturale, con la quale ogni uomo-donna ha a che fare. Sempre e in ogni caso.

Scriveva Vallejo, poeta Peruviano:
 
"Ci sono colpi nella vita
[...] come l’odio di Dio; come se di fronte ad essi,
la risacca di tutto il sofferto
ristagnasse nell’anima…Io non so!"

I colpi dell'amore come quelli della vita, ci buttano a terra, ci segnano, ci dividono in quello che siamo e in quello che credevano di essere. L'assunzione dei colpi dell'amore, del dolore che esso procura, permette mostrarsi all'altro con la propria cicatrice; porsi in un al di là di ogni forma speculare. Indirizzarsi verso un nuovo amore che in cambio ci donerà quel pizzico di felicità che organizzerà la nostra vita umanizzando il reale. Dico "pizzico di felicità" perché per Freud, a differenza di tutti i grandi pensatori della storia umana, la felicità in quanto tale "è umanamente irraggiungibile".

Cosa domanda chi si rivolge al terapeuta? Un pizzico di felicità, solo un pizzico, niente di più.