Leggere e Tradurre Lacan
(Convegno tenutosi a Roma il 26 settembre 2015 presso la sede dell'Ambasciata di Francia)
(Convegno tenutosi a Roma il 26 settembre 2015 presso la sede dell'Ambasciata di Francia)
Antonio Di Ciaccia
Per me è tutt'altra cosa Lacan, è qualcosa come gli ultimi quartetti di Beethoven, come Béla Bartók, uno è nel terrore, sentite Béla Bartók siete nel terrore se lo ascoltate, mandarino meraviglioso, ed entrarci dentro costa fatica, ecco, poi a un certo momento si entra dentro e diventa diverso. Ecco per me la traduzione di Lacan è quel dire lì quindi bisogna leggerlo, rileggerlo, starci dentro, incazzarsi, riprendere. E' qualcosa che deve diventare direi quasi mio corpo se posso dire così, evidentemente qualcuno mi potrebbe dire: ho sentito diverse persone che hanno criticato perché effettivamente è più leggibile che a volte in francese, ma probabilmente come giustamente si diceva prima, Lacan non scrive in francese Lacan scrive in Lacan punto! poi arrangiatevi. Ecco, allora è chiaro che quando perché è vero ciò che ho sentito stamattina, c'era Davide che diceva questo: credo che la cosa migliore di leggere Lacan è leggere in Francese, non ci piove! come del resto leggere Shakespeare in inglese e Dostoevskij in russo e Omero in greco proprio non ci piove!
Allora il fatto che noi lo traduciamo così bisogna
che ci mettiamo del nostro, che di un certo qual modo che noi lo
paghiamo questo, è chiaro che è un pagamento molto personale. Io mi
sono trovato con problemi di coscienza che sono problemi morali
diceva lacan, e cioè che si era passati al tempo degli Scritti di
Lacan; al tempo di Contri c'era il terrore di cambiare anche una
virgola quando siamo chiari la punteggiatura in francese e in
italiano è completamente diversa, c'era una quasi sacralità del
testo ma sacralità fissato. Il mio tentativo e con la mia équipe,
devo dire non mi sento solo in questa faccenda, è di renderlo sacro
in un altro modo e cioè vivo.
Entrando in quel Lacan lì, io ho trovato che Lacan
è uno che ride sempre, c'è una specie di ironia del mondo, di
tutto, di se stesso, di qualunque cosa anche della sofferenza. A
volte lo dice, lo dice per esempio nel discorso della psicosi: io
sono un monello,dice, mi diverto però non trovo mai qualcuno che si
diverte con me. Ecco, io lo traduco cercando di divertirmi con lui
Voilà!
Un contributo di Edison Palomino

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