La Curiosidad matò al
gato
“La trasparenza della
pulsione tra gatti e topi”
Edison Palomino
Nell’amore
come nella bellezza, ogni vero sguardo è
uno sguardo incrociato. […] Come non pensare anche a Lacan bambino
che, un’estate su un molo, rimane
affascinato da un barattolo di conserva che galleggia
sull’acqua e scintilla in tutto il suo luccichio. Egli ebbe la
netta sensazione che era l’oggetto che si manifestava a lui,
fissandolo con lo sguardo1.
In tempi di trasparenza
della società o di società trasparente, in cui si vuole dimostrare
che basta accendere la luce per vedere ciò che c’è di nascosto
nel buio, fa melodia nella mia mente una frase che rimanda a qualcosa
che è dell’ordine dell’orrore della scoperta del segreto che la
trasparenza porta con sé, un segreto che spaventa il più vivace dei
curiosi, poiché ciò che si scopre è dell’ordine del: avrei
desiderato non saperlo mai! la curiosidad matò al gato. Il curioso in
questo contesto è un gatto, il quale, è in cerca di scoprire ciò
che il topo nasconde, vuole svelare il suo segreto ma tutto per
scherzo!, ignorando che così facendo corre il rischio dell’incontro
inevitabile con qualcosa di insopportabile. Jacques Lacan con
riferimento alla pulsione, nel Seminario XVII dice: “Si incomincia
col solletico e si finisce arsi vivi con la benzina”2,
è più o meno questa la fine che fa il gatto, quando per scherzo
entra nel mare del godimento. La Verleugnung poi in fondo non è
altro che un gatto intoppato.
Con l’annuncio di
Pascal I cieli tacciono3
nel secolo XVI, si dà inizio a ciò che con il tempo è diventato il
passaggio: dal disagio della civiltà ovvero la rinuncia pulsionale
per Freud, alla società del benessere ovvero il privilegio della
pulsione dello Scientismo. I punti di riferimento sono caduti da tempo, e al loro posto
sono venuti gli oggetti obsoleti vari che cercano di supplire a ciò
che di originario segna il soggetto.
L’avvenimento tragico
di cui tratta Éric Laurent nel suo libro El sentimiento delirante
de la vida4 è di
questo ordine, dell’ordine del delirio della normalizzazione della
trasparenza, del matrimonio del sapere con la verità, del godimento
al plurale nei registri umani da Lacan ben costruiti.
L’inimmaginabile di una volta now it’s true, il “di più” di
godimento lo si può toccare con mano grazie al linguaggio comune
dello scientismo. È il trionfo della perversione sulla castrazione,
castrazione avvolta nel velo della verità e gettata nell’immensità
dei cieli, sospesa in volo come il profumo dei petali di rosa, in
attesa del dolce soffio dei venti che la faccia precipitare in mare
per rendere sopportabile la vita.
Se una volta c’era
Narciso innamorato della propria immagine riflessa nella pozzanghera,
ora al posto suo, c’è il gatto che adora il suo viso nel riflesso
del mare della pulsione perché trasparente. Con lo sguardo rivolto
all’opacità che c’è nella trasparenza del suo dispositivo,
faccia attenzione che: La curiosidad matò al gato.
1 F. Cheng, Cinque
meditazioni sulla bellezza, Boringhieri, Torino 2007, p. 82,
p.74.
2 J. Lacan, Il
Seminario. Libro XVII. Il rovescio della psicoanalisi
[1969-1970], Einaudi, Torino 2001, p. 85.
3 I cieli tacciono è una
mia lettura di “Il silenzio eterno degli spazi infiniti […]”
in B. Pascal, Pensieri, Garzanti, Milano
2002, p. 76.
4 É. Laurent, El
sentimiento delirante de la vida, Coleccion Diva, Buenos Aires
2011.
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