venerdì 22 maggio 2015

 Lacan
     Professore di desiderio


Un piccolo elfo estroverso che ci prende in giro: eccolo qui il desiderio secondo Jacques Lacan. Lepoint1 presenta in esclusiva estratti del seminario inedito sul desiderio, decifrato dal proprio redattore, lo psicoanalista Jacques-Alain Miller.

1. Lacan ci dice che il desiderio non è una funzione biologica. Che dobbiamo dedurne?

Jacques-Alain Miller: Il desiderio non si trova già preformato nell'organismo. Non è un istinto, se per esso intendiamo un sapere infallibile che sarebbe inscritto nel reale del corpo e che lo porterebbe direttamente al suo scopo: il suo benessere, la sua vita, la sopravvivenza della specie. Al contrario invece, il desiderio si smarrisce. Questo tratto è stato riconosciuto costantemente. Da sempre ci si lamenta e si censurano le sue aberrazioni, le sue stravaganze, i suoi vagabondaggi. È stato tentato di tutto per educarlo, regolarlo, dominarlo, ma tutto invano: fa quel che vuole. Da qui l'idea che il desiderio non concerne la natura: è attinente al linguaggio. È un fatto di cultura, anzi è esattamente un effetto del simbolico. Lacan parla dell’ “ordine simbolico”

 2. Come parlare di ordine quando il desiderio piuttosto produce disordine?

In effetti. Di recente abbiamo visto aggregarsi intorno alla nozione di ordine simbolico adepti tra gli oppositori al matrimonio omosessuale. Ma c'è un equivoco. L'ordine simbolico designa un insieme di leggi – leggi linguistiche, dialettiche, matematiche, sociologiche –  di cui il complesso di Edipo non fa parte. Lacan l'ha sempre considerato un mito. E su questo si potrebbe dire che è stato molto generoso, perché le versioni triviali sono più vicine alla farsa che non alla tragedia greca, del tipo: è necessario che papà detti la legge alla mamma perché la bambina e il bambino siano ciò che devono essere. Lacan prevedeva che questo programma non si sarebbe mantenuto per molto tempo in piede, ed è ciò a cui assistiamo oggi.

3. Tuttavia Lacan parla di “struttura edipica”

Si, questo non è né un mito né il cast di una rappresentazione di Guignol2. È una combinatoria, che distribuisce termini su luoghi a cui sono attribuite funzioni. Ma non è necessariamente il Nome del Padre a occupare la posizione dominante, a sostenere il suo mondo, a essere la sua pietra angolare. Quello può ben esserlo un sintomo! E quando è il caso, anche se il soggetto vuole sbarazzarsene perchè gli crea disagio, il terapeuta si deve astenere dal toccarlo, perché tutto potrebbe crollare. Il desiderio è innanzitutto l'effetto della struttura del linguaggio. Il desiderio è concepibile solo negli esseri parlanti. Possiamo tradurlo così. Nella specie umana, il neonato non solo soddisfa i suoi bisogni più elementari, deve passare attraverso un Altro, maiuscolo, capace di soddisfare i suoi bisogni, e per fargli parlare il suo linguaggio deve rivolgergli una domanda. Tutto deriva da lì. La domanda fa dell'Altro un oggetto d'amore. Simultaneamente, la trasposizione da bisogno a domanda produce una differenza: è lì che si colloca il desiderio. Scorre sotto tutto ciò che si dice, persino nei sogni, senza poter essere detto in modo aperto. È il motivo per cui si presta all'interpretazione.

4. L'oggetto del desiderio allora è inevitabilmente inaccessibile?

Il desiderio non è coordinato da un oggetto naturale o sociale. Il suo oggetto non si trova nella realtà comune, ma nel fantasma individuale. Come tale, non è un oggetto di cui si ha bisogno, e non possiamo ottenerlo attraverso la domanda. È piuttosto un oggetto che, se così posso dire, vi toglie il fiatto. Nella cura analitica, constatiamo che la confessione del fantasma è spesso la più difficile. La relazione del soggetto della conoscenzacon l'oggetto della conoscenza è tradizionalmente descritta come armonica e complementare. Nel registro del desiderio la relazione del soggetto  con l'oggetto è completamente differente. Lacan mostra che l'apparizione dell'oggetto del desiderio si manifesta, dal lato del soggetto, attraverso un fading: Il soggetto non riesce a sostenersi, svanisce, scompare. Per questo passa all'inconscio.

5. Come possono le società mantenersi in piedi se ognuno è ossessionato dal proprio fantasm?

Proprio perché è labirintico e girovago, il desiderio suscita invece l'invenzione di diversi artifici che svolgono il ruolo di bussola. Prendete una specie animale: ha una bussola naturale, che è unica. Nella specie umana, invece, le bussole sono molteplici, in competizione, evolutive. Non sono istituite dalla natura, sono artificiali, montaggi significanti, sono ciò che Lacan chiama discorsi.Questi discorsi dicono ciò che bisogna fare: come pensare, come godere, come riprodursi. Ci sono discorsi di scala molto grande e di lunga durata: le civiltà, le religioni. Organizzano la città, le produzioni, le credenze. Su un’altra scala, ogni famiglia ha il proprio discorso: un sistema di valori, una nozione del mondo, uno stile di conflitti, ecc. Tuttavia, il fantasma di ognuno rimane irriducibile alle idee veicolate dai discorsi.

6. Quale orizzonte indicano queste bussole?

Fino a un'epoca recente, tutte indicavano verso lo stesso orizzonte: Il padre. Le civiltà, le religioni, le società erano patriarcali. Il patriarcato come forma di organizzazione sociale sembrava essere una costante antropologica. Il declino del discorso patriarcale fu accelerato con l'uguaglianza delle condizioni, con l'ascesa al potere del capitalismo, con la rivoluzione industriale. Balzac lo segnala a metà del secolo XIX, Hannah Arendt a metà del secolo XX: l'autorità è in decadenza, l'autorità non è più una via che soddisfa l'umanità. Lo stesso De Gaulle, che era una figura autoritaria per antonomasia, voleva inaugurare l'era della “partecipazione”.

7.Vuol dire che usciamo dall'era del Padre?

Un altro discorso è sulla buona strada per soppiantare l'unico discorso di una volta. L'innovazione invece della tradizione. Il fascino del futuro dove il peso del passato incatenava. Più che la gerarchia (verticale), la rete (orizzontale), il femminile prende il posto del virile. Non si conserva più un ordine nei suoi limiti immutabili; ci inscriviamo in flussi di trasformazione che allontanano incessantemente i loro limiti.

8. E l'Edipo Freudiano, che fine fa in tutto questo?

Freud senza dubbio appartiene all'era del Padre. Ha fatto molto per salvare il Padre. La chiesa, d'altra parte, se n'è accorta e lo lascia celebrare ai suoi teologi più avanzati. Lacan ha seguito la via tracciata da Freud, ma l'ha portato altrove. L'esperienza analitica dimostra che il Padre è in se un sintomo. Il desiderio del Padre, il desiderio per il Padre, si lascia interpretare. In questo libro, Lacan lo mostra con l'esempio di “Amleto”, di Shakespeare. Il principe Amleto è messo alle strette a causa del fantasma del padre. La parola del Padre letteralmente lo fa ammalare, lo fa impazzire, è il suo sintomo. Il desiderio di Amleto, prigioniero del Padre, finisce per emanciparsene, ma al prezzo della morte. Questo seminario al tempo stesso è un grande libro teorico e clinico. Lacan offre anche una clinica inedita dell'esibizionismo e del voyeurismo. Si capisce come ogni desiderio abbia un nucleo perverso.    

9. Il seminario si conclude anche con un elogio della perversione!

Ciò che comunemente si considerò di Lacan è l'accento posto sull'Edipo, la messa in evidenza della funzione del Nome del Padre, la messa in formule del montaggio freudiano. Quello è il punto di partenza di Lacan. Ma, dal suo Seminario VI, il concetto di desiderio sposta le cose. L'Edipo non è l'unica soluzione del desiderio, è solo la sua forma “normale”, normalizzata, la sua prigione.

anche l'Edipo è patogeno. Il destino del desiderio non si limita all'Edipo. Da qui l'elogio della perversione con cui conclude il volume. La perversione, nel senso di Lacan, traduce una ribellione contro l'identificazione conformista che assicura il mantenimento della routine sociale. Dato che, secondo Freud, la pulsione può perfettamente soddisfarsi nella sublimazione, cioè, in attività chiamate culturali, non si confonde con la “sostanza del rapporto sessuale”. Svuotata dal godimento sessuale, la pulsione sussiste sotto forma culturale, dove si intrufola quel godimento della lettera che  danno l'arte e la letteratura.

10. Lacan annunciava “la riorganizzazione di conformismi precedentemente instaurati, persino la loro esplosione”. Siamo a questo?

Questo seminario parla del 2013. I sostenitori del Padre sfilano per le strade in nome della tradizione [Pépère3], mentre coloro che rimangono tranquilli pretendono creare norme che sostituiscano quella tradizione. Lo psicoanalista non ha vocazione a diventare guardiano del vecchio ordine, il cavaliere della causa persa. Non può credere neanche nel radioso avvenire: la via del desiderio non è una festa. Così, lui interpreta. Si deve scegliere, l'elezione è forzata. Perché tornare indietro è impossibile.

Estratti dal seminario.


“Il desiderio contro la normalizzazione sociale”

Ciò che designo con la parola cultura – parola a me non cara in assoluto – è una certa storia del soggetto nel suo rapporto con il logos. Nell'epoca in cui viviamo è sicuramente difficile non vedere a che distanza si situa, il rapporto con il logos,  rispetto a una certa inerzia sociale. È per questo motivo che il freudismo esiste nella nostra epoca. Ciò che accade alla cultura nella società comprende sempre qualche funzione di disgregazione. Quello che si presenta nella società come cultura – e che si trova tra un certo numero di condizioni stabili, anche latenti, che determinano circuiti di intercambio all'interno del branco – instaura lì un movimento che lascia aperta la stessa beanza all'interno della quale situiamo la funzione del desiderio. In quel senso ciò che si produce come perversione riflette, a livello del soggetto logico, la protesta contro ciò di cui il soggetto soffre a livello dell'identificazione, mentre quello è il rapporto che instaura e ordina le norme della stabilizzazione sociale di funzioni differenti.

Qualcosa si stabilisce come un circuito che gira tra, da un lato, il conformismo, o le forme socialmente conformi, della attività chiamata culturale […] e, dall'altra parte, ogni struttura simile a quella della perversione, purché rappresenti il livello del soggetto logico, e per una serie di gradazioni, la protesta che, rispetto al conformismo, sorge nella dimensione del desiderio, mentre il desiderio è la relazione del soggetto al suo essere. È qui che s'inscrive la sublimazione, che è la forma stessa nella quale s’intrufola il desiderio. Quello che Freud ci dice è che questa forma si può svuotare dalla pulsione sessuale – o, più precisamente, la pulsione stessa, lungi dal confondersi con la sostanza del rapporto sessuale, è questa forma.

In altre parole, in fondo, la pulsione si può ridurre al puro gioco del significante. Ed è così che possiamo definire anche la sublimazione. È nella sublimazione che si possono equivalere il desiderio e la lettera. Qui – in un punto paradossale qual è la perversione, intesa nella sua forma più generale come ciò che, nell'essere umano, resiste a ogni standardizzazione -, possiamo vedere prodursi questa apparente elaborazione al vuoto che chiamiamo sublimazione e che, nella sua natura come nei suoi prodotti, è distinta dalla valorizzazione sociale che le si conferirà ulteriormente. La sublimazione si trova come tale a livello del soggetto logico, lì dove si stabilisce e sviluppa tutto ciò che è, propriamente parlando, lavoro creatore nell'ordine del logos. Da lì vengono più o meno a inserirsi nella società, vengono più o meno a trovare il loro luogo nel livello sociale le attività culturali, con tutte le incidenza e tutti i rischi che ciò comporta, fino alla riorganizzazione di conformismi precedentemente instaurati, anche la loro esplosione” (Tratto dal capitolo XXVII)


“L'isterica e l'ossessivo”


Qual è il ruolo che l'isterica dà a se stessa? È lei l'ostacolo, colei che non vuole. Il suo godimento è impedire il desiderio. È questa una delle funzioni fondamentali del soggetto isterico nelle situazioni che trama, evitare al desiderio di compiersi per rimanere lì lei stessa come la posta in gioco. Il luogo che l'isterica occupa in tali situazioni è ciò che possiamo chiamare con un termine inglese “a puppet”, che è una specie di bambola, ma nel senso più ampio di falso sembiante. L'isterica introduce in effetti un'ombra che è il suo doppio, rappresentata da un'altra donna, attraverso la quale il suo desiderio riesce a inserirsi, ma in modo nascosto, nella misura in cui non occorre che lei la veda […]Mentre l'isterica si presenta talvolta come la molla della macchina alla quale sono appese, l’una in relazione all'altra, quelle specie di marionette, è comunque alla base del gioco attraverso la forma di colei che, in fin dei conti, è in gioco. L'ossessivo invece ha una posizione differente. Lui rimane fuori dal gioco. L'ossessivo è colui che non è mai veramente lì dove qualcosa del suo desiderio è in gioco. Lì dove apparentemente si rischia, lì lui non c'è. Si potrebbe dire che lui fa della scomparsa del soggetto nel punto di avvicinamento al desiderio, la sua arma e il suo nascondiglio. Ha imparato a servirsene per essere altrove. Può farlo solo dispiegando il desiderio nel tempo, temporizzando la relazione, lasciando sempre per il giorno dopo il suo impegno nella vera relazione del desiderio. Se la relazione che ha l'isterica verso il desiderio ha una struttura istantanea, è sempre per l'indomani che l'ossessivo conserva il suo vero desiderio. Ciò non significa che nell'attesa di questo giorno non si impegni in niente, lungi da ciò, – ne dà le prove. Inoltre, può arrivare fino a considerare ciò che fa come un mezzo per acquisire i suoi meriti, Meriti in cosa? Nella reverenza dell'Altro rispetto ai suoi desideri.

Una volta in analisi, egli può assumere qualsiasi punto di vista riflessivo sulla sua situazione, alla fine sarà sorpreso di rendersi conto che il soggetto che si sostiene in questa situazione si trova in preda ad ogni tipo di atteggiamenti contorti e paradossali, che lo designano come un nevrotico afflitto dai sintomi. (Tratto dal capitolo XXIV.)

" Il seminario , Libro VI . Il desiderio e la sua interpretazione " (Editions de La Martinière, "Le champ freudien", 616 p., 29 E ) .

Traduzione: Edison Palomino & Alberto Tuccio.

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1 Settimanale  francese, intervista di Christophe Labbé e Olivia Recasens. Articolo ritrovabile su:
 http://www.lepoint.fr/culture/lacan-professeur-de-desir-06-06-2013-1688542_3.php
2  Marionetta creata il 4 ottobre di 1808 da Laurent Mourguet, cui personaggio divenne popolare nel teatro francese.
3 Soprannome dato a François Hollande dai suoi collaboratori.

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