giovedì 30 settembre 2021

 

EDISON PALOMINO

Psicologo psicoterapeuta

Specialista in psicoterapia psicoanalitica

Riceve a Milano su appuntamento al 345 453 4832

Consulenze in tre lingue: italiano spagnolo e inglese; anche tramite Skype: dr.edisonpalomino



Considerazioni sull’amore”

 

 

"La fine di un amore”

La dimensione temporale della verità ci dice fondamentalmente che non esiste una verità universale assoluta. È questo uno dei motivi per cui, ciò che oggi è un’affermazione, domani è una negazione e non per questo meno vera. Lunedì posso giurare di amarti. Venerdì posso scoprire di non amarti più. Ciò non vuol dire che lunedì non ti amavo. Ti amavo, ma oggi non ti amo più. La verità così trascende il vero e il falso.

Quando l’uomo/donna è colpito da innamoramento, viene automaticamente introdotto in quella dimensione immaginaria dell’eterno. Per questo gli amanti si promettono amore eterno. Finché la morte li separi, dice il comandamento religioso. Finché un altro li separi, dice la lingua comune a tutti. Vedete come in questo punto, l’altro, non è altro che uno dei nomi della morte. Sia l’uno che l’altro producono una separazione, una fine.

L’amore come l’innamoramento è una dimensione dell’ordine della dolcezza. Non c’è amore acido, finché innamoramento sussiste. Ma l’innamoramento è uno dei nomi di ciò che chiamo dimensione temporale della verità, giacché esso è chiamato a estinguersi se non assume altre forme, come quella dell’amore per esempio.

M, ragazza di 32 anni, arriva in analisi perché l’amore della sua vita se n’è andato con un’altra. Piange e soffre perché ha perso l’uomo che ama. È l’incubo! Non mangia! Non dorme la notte!
Dopo due anni conosce un altro ragazzo con cui si fidanza e di cui è innamorata. In seduta dirà “finalmente ho trovato l’uomo della mia vita”. Basta pianto! Basta sofferenza!
Ecco la dimensione temporale della verità: due anni fa amava un ragazzo. Oggi ne ama un altro. Forse non era vero l’amore che provava per il precedente ragazzo? Niente affatto! Era un amore vero così come lo è quello per il suo attuale compagno. L’amore si rinnova, indifferentemente dalla persona.

Si crede di scegliere la persona da amare, ma in realtà è l’amore a sceglierci. Leggete queste piccole righe di Cortázar.

«Vieni a dormire con me: noi non faremo l'amore, sarà lui a farci».

È pura poesia, e la poesia è per eccellenza uno dei nomi dell’amore. Dico poesia e non poeti, perché per quanto i poeti siano creatori di metafore, subiscono anche loro i colpi della dimensione temporale della verità che abita in seno all’amore.

L’amore può finire, certo! Ma esso fondamentalmente si rinnova nelle sue più svariate sfumature. Freud diceva che non c’è solo l’amore verso una persona ma anche verso un animale o un oggetto. In effetti, questa affermazione freudiana, la vediamo, oggi più che mai, nella società contemporanea.

Ma perché finisce un amore, se l’amore, al di là delle persone, vuole essere sempre eterno? L’amore tra un uomo e una donna finisce per un’infinità di ragioni. Non solo per via della morte o dell’intromissione di un altro. Ma fondamentalmente perché l’uomo contemporaneo fa fatica a rifornire la sorgente dell’amore, fatta da responsabilità e compromesso, scegliendo al suo posto la via delle passioni. È tutta libido per l’uomo/donna di oggi. E le varie applicazione di incontri ne sono la prova.

L’amore allora, per dirla con Anaïs Nin, può finire anche per stanchezza, per logorio o per opacità. Insomma per malattie e ferite procurate da noi stessi.

Ebbene amore è principalmente soffrire insieme, per via della non esistenza di un amore ideale. Anche perché il principe azzurro lo troviamo nei sogni. Ed è precisamente questo principe azzurro a rovinare le nostre illusioni, facendoci inciampare in lapsus e atti mancati.

Infine l’amore, dirà Lacan, è un ciottolo in mezzo al sole. E il sole è fuoco allo stato puro.

Oh!
«I tuoi giovani seni brillavano alla luna

ma lui ha buttato

il gelido sasso

la fredda pietra della gelosia

sul riflesso

della tua bellezza».

Ecco Prévert! Un poeta puro che con questa sua meravigliosa poesia ci ricorda quella dimensione immaginaria che ci tormenta e che diventa anch'essa causa della fine di un amore.

L’amore finisce perché principalmente deve finire e rinnovarsi da un’altra parte. E ogni fine è preceduta da quella dimensione temporale della verità che chiama a umanizzare la separazione. Quindi per concludere possiamo dire, servendoci di Lou Salomé, che bisogna non solo imparare a conquistare ma anche a perdere, l'amore.

In foto, Separazione di Edvard Munch.

martedì 28 settembre 2021

EDISON PALOMINO
Specialista in psicoterapia psicoanalitica
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"Considerazioni sull'omosessualità"

L'omosessualità prima, e anche dopo, l'arrivo della psicoanalisi, veniva considerata una malattia mentale da guarire. Le varie forme di terapie riparative rispondono a questa convinzione costruita sulla base di pregiudizi sociali. Per Freud invece non c'è niente di naturale nella scelta sessuale, per cui, l'omosessualità, in quanto variazione inconscia della funzione sessuale, non può essere considerata una malattia. È in questo modo che Freud colpisce la politica, la scienza e la religione della sua epoca. E rompe con il pensiero che allora governava, introducendo, per sempre, una nuova dimensione nell'immaginario umano: l'inconscio.
Nel 1935 scrive una lettera di risposta a una madre, la quale, gli aveva chiesto aiuto per il figlio
omosessuale.
 

"Cara signora, scrive Freud, deduco dalla sua lettera che suo figlio è omosessuale. Sono molto colpito dal fatto che non usi mai questo termine nel darmi le informazioni su di lui. Posso chiedere perché lo evita? L’omosessualità non è certo un vantaggio, ma non c’è nulla di cui vergognarsi, non è un vizio, non è degradante; non può essere classificata come una malattia; riteniamo che sia una variazione della funzione sessuale, prodotta da un arresto dello sviluppo sessuale. Molti individui altamente rispettabili di tempi antichi e moderni erano omosessuali, tra di loro c’erano grandi uomini. (Platone, Michelangelo, Leonardo da Vinci, ecc)".
 

Fino qui vedete come Freud, per dirla con Lacan, è cristallino come un bicchiere di birra: l'omosessualità, ci dice, non è una malattia. E prosegue la sua lettera in questi termini.
 

"È una grande ingiustizia perseguitare l’omosessualità come un crimine – e anche una crudeltà. Se non mi crede, legga i libri di Havelock Ellis. Mi chiede se posso aiutarla, intendendo dire, suppongo, se posso sopprimere l’omosessualità e fare in modo che al suo posto subentri l’eterosessualità. La risposta è, in linea generale, che non posso promettere che questo accada".
 

E qui arriva la parte più importante per quel che concerne l'etica della psicoanalisi.


"Quello che l’analisi può fare per suo figlio, prosegue Freud, è un’altra cosa. Se lui è infelice, nevrotico, lacerato da conflitti, inibito nella sua vita sociale, l’analisi può portargli armonia, pace della mente, piena efficienza, sia che rimanga un omosessuale, sia che diventi eterosessuale".
 

Pregiudizi sociali

La cosa incredibile in questa faccenda è come Freud per questioni politiche, sia stato ignorato dalla società di psichiatria anglosassone. La quale, solo negli anni 70', diede inizio ad una revisione dell'omosessualità in quanto malattia mentale, per poi negli anni 90', toglierla definitivamente dai suoi manuali di classificazione dei disturbi mentali (DSM).
Uno dei grandi punti di impass per quel che concerne l'omosessualità, e in generale la sessualità umana, è che essa viene ridotta all'atto sessuale e ad ogni forma di esibizionismo del corpo senza pudore. È chiaro che, in questo senso, soprattutto nella società contemporanea, c'è un troppo, un eccesso, nell'espressione della propria sessualità come effetto di un non riconoscimento.
 

Un freno al godimento


Ciononostante bisogna dire che l'omosessualità non è mancante d'amore ed è proprio questo ingrediente, l'amore, seguendo il filo delle logiche dell'inconscio, a toglierla dalle perversioni. L'amore è un freno alla perversione. Questa mia formula corrisponde a quella di Lacan che dice: il piacere è un freno al godimento. Basta leggere le poesie del poeta arabo, Abu Nuwas, per ritrovare la dimensione dell'amore al maschile.
 

«Sono innamorato ma non posso dire di chi,
Ho paura di lui che non ha paura di nessuno.
Quando penso al mio amore per lui,
Mi tocco la testa e mi chiedo se sia ancora attaccata».
 

Vedete come il perdere la testa, in quanto sintomo dell'amore, trascende il binario: uomo-donna. E qui bisogna dire che il terzo sesso non esiste così come non esistono i sessi. Ci sono due binari, maschile femminile, entrambi ritrovabili nella soggettività umana. È questo il grande apporto di Flies, quando in una lettera rivolta a Freud, afferma che le componenti, maschile e femminile, le ritroviamo sia nell'uomo che nella donna.
Seguendo questo filo, Lacan inferisce un duro colpo quando dimostra, per via matematica, che l'eterosessualità non esiste, l'omosessualità sì. Ciò vuol dire semplicemente che il binario Uomo- Donna non è soggetto all'addizione. Anche per questo, per l'analista di un'altra specie, il rapporto sessuale non esiste.
Di fronte all'impossibilità di fare Uomo + Donna, nella vita quotidiana, secondo Melman, abbiamo a che fare con un uomo, per lo più confuso, e una donna, per lo più sconsolata.
 

Una scelta inconscia


Così Freud con la sua psicoanalisi, rompe con quella forma di pensiero arcaico e restituisce alla sessualità umana una sua dignità. A differenza di Napoleone per il padre della psicoanalisi l'anatomia non è il destino. Anche per questo, essendo la sessualità umana una scelta inconscia, non rientra nell'ordine delle malattie, per cui, non basta che un uomo vada a letto con un altro uomo per dirsi omosessuale (o una donna con un'altra donna). Così come non basta dire che si è omosessuali per scelta propria, anche perché se uno dovesse decidere di essere omosessuale potrebbe anche, per capricci del destino, un domani, decidere di non esserlo più, ma questo è buffo, bizzarro, dato che nessuno sceglie la propria sessualità, ma si è radicalmente scelti.
 

Uno dei nomi del reale


In questo senso la sessualità umana è uno dei nomi del reale ovvero di ciò che sfugge alla volontà umana.
Per concludere con questa prima parte, voglio dire che negli ultimi anni del suo insegnamento, Lacan definisce la religione, 'il monastero del senso', evidenziando il suo grande potere di rinnovamento. Non è di quest'ordine la nuova posizione adottata dalla Chiesa nei confronti dell'omosessualità? Qualche mese fa c'è stato un vero colpo all'immaginario collettivo, inferto da Papa Francesco, con queste dichiarazioni.
 

"Le persone omosessuali hanno il diritto di essere in una famiglia. Sono figli di Dio. Nessuno dovrebbe essere estromesso o reso infelice per questo. Ciò che dobbiamo creare è una legge di convivenza civile. In questo modo sono coperti legalmente. Mi sono battuto per questo".


Forse dovranno passare altri 100 anni per cogliere l'importanza della psicoanalisi nella società, e per trasmettere ai clinici della mente umana, con termini semplici, la scoperta freudiana che nell'inconscio la differenza sessuale non esiste. 

In foto cavallo blu con arcoballeno.

domenica 22 agosto 2021

EDISON PALOMINO

(Breve commento: discussioni psicoanalitiche di Odessa)

 


 

Oggi è stata la seconda giornata dedicata ad argomenti fondamentali in psicoanalisi: pulsione, desiderio e godimento. Tre elementi importanti della soggettività umana. A proposito della pulsione di morte, mi è stata fatta una domanda riguardante la situazione socio politica in Afghanistan. Mi è stato chiesto se la psicoanalisi avesse qualcosa da dirci o se rimanesse sulle sue, al sicuro tra quattro mura, a ignorare quanto avviene fuori. Non bisogna dimenticare che per Freud non esiste la psicologia individuale ovvero che la psicologia è sin dall'inizio sociale. Questo punto viene da Lacan formalizzato in questa maniera: S1 ---> S2. Lacan dice che perché ci sia la possibilità di un discorso, il significante S1 è chiamato ad articolarsi con il significante S2. L'uomo mira a questa articolazione e la sua sofferenza è legata ad una faglia in questo tentativo. Questo per via della non esistenza del rapporto tra i sessi.

La psicoanalisi allora transita tra questo S1 ed S2. Questo vuol dire che non c'è modo di pensare alla psicoanalisi come qualcosa al di fuori degli interessi umani. Quando Freud dice che la psicoanalisi è extraterritoriale non si riferisce ad un abbandono o indifferenza delle faccende quotidiane. D'altronde nei suoi testi: 'Psicopatologia della vita quotidiana' e 'Il disagio della civiltà', ci fa toccare con mano l'importanza della psicoanalisi nella società.
 
La psicoanalisi è da tempo scesa dal lettino ed ogni suo contributo è orientato dai suoi principi, che sono quelli dell'inconscio. Per cui bisogna abbandonare questa idea della psicoanalisi in solitudine. Certo lo psicoanalista lavora in solitudine ma la sua solitudine non è quella del malinconico che muore pietrificato dal suo fantasma; è un'altra forma di solitudine, che per via del desiderio indistruttibile, mira alla produzione di un discorso. Così i ricercatori più vivaci sono gli psicoanalisti, loro sono in un continuo romanzo con il sapere; romanzo in continuo conflitto.
Nel suo testo 'Totem e Tabù', Freud ci presenta la ferocia del potere, dell'Uno tutto solo, nella veste del padre orango. Un padre potente che crea regole a suo piacimento: si fa le donne che vuole, uccide e scaccia i figli. Nel mondo attuale c'è una tendenza, un forte ritorno a questo punto primitivo del potere. I partiti politici più estremisti virano verso questo punto, il controllo delle masse.
Vedete come per Freud inizialmente c'è il diavolo e che solo la sua uccisione permette ai figli la creazione delle prime forme di civiltà attraverso accordi, patti. I talebani sono solo un esempio di questo ritorno al volto del padre feroce ma non si sa ancora quali saranno gli effetti del loro potere al governo. Che siano essi il diavolo non lo si può dire, è ancora presto, anche perché al momento parlano di inclusione e l'inclusione, lo sappiamo, è quella forma di politica che ha dato più frutti favorendo lo sviluppo delle società. Prendete "Perché falliscono le nazioni" di Acemoglu e Robinson e vedrete come non è la democrazia a favorire lo sviluppo, ma le istituzioni inclusive.

Voglio solo dire che c'è una forte tendenza, un ritorno della ferocia, ma che la questione in molte nazioni rimane sospesa. È tutto da vedere anche per la questione del Covid19, che ha introdotto un'altra forma di politica che è sui passi di Totem e Tabù. Freud, se sappiamo leggerlo in chiave moderna, è davvero potente. Ebbene la pulsione di morte è la testimonianza, l'incarnazione di questa tendenza verso la distruzione, verso il punto zero della fisica. È in questo modo che Freud si è rivolto ad Eistein, colpendolo per sempre. 

 

Dott. Edison Palomino
Specialista in psicoterapia psicoanalitica
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sabato 21 agosto 2021

 EDISON PALOMINO

(Breve commento: discussioni psicoanalitiche a Odessa)

 


"Diagnosi in psicoanalisi"

È un titolo divertente, chissà quante risate si farebbe Aristofane, il buon comico. Diagnosi è un termine medico e come ricordava uno dei partecipanti, un ragazzo molto vivace, 'appassionato di psicoanalisi', così si è definito, Freud e Lacan erano medici. Ebbene sì! Freud era un neuropsichiatra e Lacan uno psichiatra, chiamiamoli così, giusto per non lasciare solo Aristofane.

Freud ci ha lasciato i suoi casi clinici, delle vere testimonianze degli effetti della parola sull'Uomo. Tutto quello che Freud chiama sintomo è articolato come un linguaggio. Esso, si annoda e anche snoda. Ma bisogna dire che per quanto Freud abbia dato un grande valore al Simbolico, per lui, il Reale è sempre in gioco.In una lettera a Weiss Freud gli suggerisce di non toccare sfere che il paziente non è in grado di reggere. Ecco una pillola di cui Lacan si è servito e anche Miller, quando nel lontano 98'-99', ha introdotto la psicosi ordinaria.
In medicina la diagnosi ha a che fare con un insieme di categorie che sono come delle mode che si modificano nel tempo. In psicoanalisi invece abbiamo a che fare con delle strutture che sono, dice Lacan, effetti reali della catena simbolica: nevrosi, psicosi e perversione. La catena simbolica, in quanto effetto di linguaggio, è anche essa reale.
Dunque su un caso di fobia grave, per esempio, non ne facciamo una diagnosi, non nel senso psichiatrico. Ma attraverso la costruzione della storia del soggetto, cerchiamo di capire la sua struttura. E si può fare lo stesso con tutte le categorie create dalla psichiatria americana. Anche qui si coglie l’importanza della psicoanalisi in quanto clinica del caso per caso. Forse in futuro avremmo qualche psichiatra designer che introdurrà dei nomi, etichette più affascinanti. Senza vena di offendere, qui seguo solo i passi di Aristofane. Bisogna, dunque, ricordare che la psicoanalisi non è in conflitto con la medicina, la filosofia o la religione. Ma tutto il contrario che essa si serve delle varie forme di sapere per restituire alla persona la sua dignità in quanto soggetto fatto da desiderio e godimento.

Lo stesso ragazzo, che chiamerei brillante per via della sua formazione, ci ha poi presentato un caso clinico in cui per tutto il tempo scambiava godimento con piacere. Per lui il soggetto con cui aveva a che fare si divertiva sempre, ebbene sì il godimento è sempre in gioco ma in psicoanalisi viene distinto dal piacere.

Freud nel suo 'al di là del principio di piacere' ci ha parlato del piacere in quanto nucleo del dispiacere, il che vuol dire che nella sofferenza c'è un piacere inconscio in gioco. Per questo si suol dire che in fondo anche quando si sta male si gode. Il malinconico per esempio, questo maledetto sadico di sè stesso, alla domanda sul come sta, risponde di stare male giusto per non dire quanto bene sta dentro. Ma guardate che il godimento non è il piacere che si nasconde nel dispiacere. Il godimento, come dice Colette Soler, può sconfinare nella sofferenza ma non per questo è piacere o dispiacere. Quindi il godimento di Lacan non è la pulsione di morte di Freud. Questa è una distinzione importante che merita essere approffondita.
Lacan era freudiano, lo disse lui stesso nel suo ultimo seminario a Caracas Venezuela: 'Chiamatevi lacaniani se volete, io sono freudiano". Non aveva per lui senso sostituire nomi introdotti da Freud, del tipo, Trieb per Jouissance. Riguardo il nome 'psicoanalisi', per esempio, diceva che era deviante e che non rispecchiava la nostra prassi ma che bisognava mantenerla solo perché Freud così l'aveva voluto. Diceva lo stesso dell'inconscio, il quale viene scambiato per il suo contrario, il conscio, ma niente affatto, inconscio non è il contrario di conscio, non nel senso di Freud. L'inconscio freudiano opera per via obliqua e questo cambia completamente la clinica ordinaria.
Per avere un'idea sul godimento, l'eccesso, basta riprendere l'esempio della bambina che si nasconde dietro alla tenda. Quelle scarpine che vedrete spuntare da sotto le tende, rispecchia bene il godimento di cui parla Lacan. 
 
Dott. Edison Palomino
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venerdì 16 luglio 2021

 

                                                                    Edison Palomino
                                                           "Testimonianze: Il caso di A"
 
 

 
 
A inizio pandemia, un uomo di 44 anni mi contatta perché depresso per via della sua situazione sentimentale. È sposato da anni, ma la moglie ha conosciuto un altro uomo per cui gli ha chiesto di lasciare casa. Lui acconsente e così decide di andare in un hotel finché non avrà trovato un altro posto dove vivere.
Alle sue sedute tramite Skype si collega da diversi luoghi pubblici. Mi chiede in continuazione se ciò non rappresentasse per me un problema. Rispondo che questo è il luogo della parola e nello stesso tempo evidenzio l’importanza di garantirsi un posto in cui far fluire la sua parola, senza troppi ostacoli. Dalla volta dopo e fino a quando non avrà trovato una sistemazione si collegherà da un angoletto di una Chiesa vicina al suo lavoro.
Questo uomo, buono di natura, è l’esempio dell’amore cristiano ovvero del sacrificio di sé stessi per la felicità di un altro. In una sessione viene fuori un ricordo che ha segnato il suo rapporto con l’altro sesso.
Da bambino aveva presenziato alla scena in cui la ragazza che gli piaceva se ne andava con un altro bambino, molto più bello di lui. È da questo momento che la bellezza di un altro, la sua superiorità, danno corpo alla sua solitudine, alla rinuncia del suo desiderio a favore del suo godimento. La moglie è innamorata del suo capo e questa parolina, “capo”, è tutto ciò di cui lui ha bisogno per diventare il soldatino del suo fantasma. Ed ogni volta che pronuncia questa parola, lui ride, ignorando la vergogna dipinta sul suo volto.
Nello schermo c’è il corpo nella sua forma spettrale ma ciò che non rimane spettrale sono la voce e lo sguardo, due oggetti fondamentali nella nostra clinica. La parola non è completamente annullata e quindi non è nemmeno annullata la possibilità del transfert. Ne è un esempio il fatto che dopo un anno di lavoro e allo svelamento di questo suo modo di rinunciare a se stesso, lui decide di spostarsi a Milano, una volta a settimana, per portare avanti un’analisi che possiamo chiamare vera.
Questa è una testimonianza di un caso di nevrosi, in cui si può anche fare buco allo schermo, frantumarlo per restituire al soggetto la sua dignità attraverso la presenza dei corpi.
 
Dott. Edison Palomino
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martedì 22 giugno 2021

EDISON PALOMINO

"Psicoterapia e psicoanalisi" 

 


La psicoanalisi è una prassi senza regole ma non senza principi. E i suoi principi sono quelli dell’Inconscio che tiene conto dell’Io.  Per il padre della psicoanalisi, Freud, l’Io è il campo della coscienza e della percezione. Il narcisismo e l’Ego che la costituiscono sono degli elementi fondamentali per il soggetto. Per questo non c’è soggetto senza questi condimenti fondamentali per la soggettività umana.

In Joyce e nel piccolo Dick della Klein, abbiamo un esempio degli effetti dell’Ego in difetto. L’Io ha una struttura immaginaria ma non per questo è meno importante. D’altronde per Lacan l’immaginario, in quanto registro dell’esperienza umana, insieme al reale e al simbolico, ha un ruolo importante.
Freud parla dell’Ideale dell’io e dell’io ideale, perni importanti attorno cui gira un’analisi: "Wo Es war, soll Ich werden" - "Là dove era l'Es, deve venire l'Io".

Quando Freud parla dell’identificazione del bambino al padre, si riferisce a tutta quella successione di identificazioni che andranno a costituire il suo io. Anche Dora costituisce il suo io a partire dell’identificazione al padre. Lacan ci parla dell’io in quanto matrice, letto per le identificazioni. Tutta la faccenda dell’alienazione, il nostro rapporto con le identificazioni formatrici, importanti per fare accesso al desiderio dell’Altro, ce la giochiamo qui: nel campo dell’io in quanto formatore della relazione immaginaria. E Lacan lo dice in questo modo

“Perché ci sia relazione con l’oggetto bisogna che ci sia già relazione narcisistica dell’io con l’altro”.
 

Nella metafora della cipolla ripresa da Lacan, tocchiamo con mano questa dimensione dell’io in quanto letto per l’identificazione. L’io come la cipolla è fatto da vari estratti che lo costituiscono.

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lunedì 21 giugno 2021

EDISON PALOMINO

"Un paradosso fondamentale"

 


La parola umana per via di un malinteso originario è strutturata da un paradosso fondamentale: da un lato tortura l’uomo ammalandolo; dall’altro, lo guarisce. È in questo modo che si presenta la parola per Freud, ed è proprio con questa dimensione con cui ha a che fare nel suo lavoro con i suoi pazienti.
La famosa «talking cure» scivolata dalla lingua di Anna O, rende conto di questa dimensione della verità sepolta nella parola che, una volta venuta a galla, guarisce il soggetto dai sintomi che lo fanno soffrire.
Freud in questo modo scopre il campo delle incidenze del rapporto dell’uomo con l’ordine simbolico, restituendo alla parola il suo valore, la sua complessità, per lasciarci in eredità ciò che può essere detto in questo modo: l’uomo è malato di parola. Ed è precisamente l’ignoranza o dimenticanza di questo punto a condannare all’oblio questa scoperta freudiana.
Nel seminario sulle “Psicosi” Lacan dirà che la parola è l’oggetto di scambio umano per eccellenza. In effetti non facciamo altro che, fondamentalmente, scambiarci parole. Per questo noi mettiamo in primo piano il rapporto del parlante con il linguaggio giacché l’uomo non solo deve rispondere agli incidenti del suo ambiente naturale, ma anche e soprattutto all’universo significante:

“L’uomo parla dunque, (dice Lacan), ma è perché il simbolo lo ha fatto uomo”.

Dott. Edison Palomino
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