venerdì 16 luglio 2021

 

                                                                    Edison Palomino
                                                           "Testimonianze: Il caso di A"
 
 

 
 
A inizio pandemia, un uomo di 44 anni mi contatta perché depresso per via della sua situazione sentimentale. È sposato da anni, ma la moglie ha conosciuto un altro uomo per cui gli ha chiesto di lasciare casa. Lui acconsente e così decide di andare in un hotel finché non avrà trovato un altro posto dove vivere.
Alle sue sedute tramite Skype si collega da diversi luoghi pubblici. Mi chiede in continuazione se ciò non rappresentasse per me un problema. Rispondo che questo è il luogo della parola e nello stesso tempo evidenzio l’importanza di garantirsi un posto in cui far fluire la sua parola, senza troppi ostacoli. Dalla volta dopo e fino a quando non avrà trovato una sistemazione si collegherà da un angoletto di una Chiesa vicina al suo lavoro.
Questo uomo, buono di natura, è l’esempio dell’amore cristiano ovvero del sacrificio di sé stessi per la felicità di un altro. In una sessione viene fuori un ricordo che ha segnato il suo rapporto con l’altro sesso.
Da bambino aveva presenziato alla scena in cui la ragazza che gli piaceva se ne andava con un altro bambino, molto più bello di lui. È da questo momento che la bellezza di un altro, la sua superiorità, danno corpo alla sua solitudine, alla rinuncia del suo desiderio a favore del suo godimento. La moglie è innamorata del suo capo e questa parolina, “capo”, è tutto ciò di cui lui ha bisogno per diventare il soldatino del suo fantasma. Ed ogni volta che pronuncia questa parola, lui ride, ignorando la vergogna dipinta sul suo volto.
Nello schermo c’è il corpo nella sua forma spettrale ma ciò che non rimane spettrale sono la voce e lo sguardo, due oggetti fondamentali nella nostra clinica. La parola non è completamente annullata e quindi non è nemmeno annullata la possibilità del transfert. Ne è un esempio il fatto che dopo un anno di lavoro e allo svelamento di questo suo modo di rinunciare a se stesso, lui decide di spostarsi a Milano, una volta a settimana, per portare avanti un’analisi che possiamo chiamare vera.
Questa è una testimonianza di un caso di nevrosi, in cui si può anche fare buco allo schermo, frantumarlo per restituire al soggetto la sua dignità attraverso la presenza dei corpi.
 
Dott. Edison Palomino
Specialista in psicoterapia psicoanalitica
Riceve a Milano su appuntamento al 345 453 4832
Consulenze in tre lingue: italiano spagnolo e inglese; anche tramite Skype: dr.edisonpalomino

martedì 22 giugno 2021

EDISON PALOMINO

"Psicoterapia e psicoanalisi" 

 


La psicoanalisi è una prassi senza regole ma non senza principi. E i suoi principi sono quelli dell’Inconscio che tiene conto dell’Io.  Per il padre della psicoanalisi, Freud, l’Io è il campo della coscienza e della percezione. Il narcisismo e l’Ego che la costituiscono sono degli elementi fondamentali per il soggetto. Per questo non c’è soggetto senza questi condimenti fondamentali per la soggettività umana.

In Joyce e nel piccolo Dick della Klein, abbiamo un esempio degli effetti dell’Ego in difetto. L’Io ha una struttura immaginaria ma non per questo è meno importante. D’altronde per Lacan l’immaginario, in quanto registro dell’esperienza umana, insieme al reale e al simbolico, ha un ruolo importante.
Freud parla dell’Ideale dell’io e dell’io ideale, perni importanti attorno cui gira un’analisi: "Wo Es war, soll Ich werden" - "Là dove era l'Es, deve venire l'Io".

Quando Freud parla dell’identificazione del bambino al padre, si riferisce a tutta quella successione di identificazioni che andranno a costituire il suo io. Anche Dora costituisce il suo io a partire dell’identificazione al padre. Lacan ci parla dell’io in quanto matrice, letto per le identificazioni. Tutta la faccenda dell’alienazione, il nostro rapporto con le identificazioni formatrici, importanti per fare accesso al desiderio dell’Altro, ce la giochiamo qui: nel campo dell’io in quanto formatore della relazione immaginaria. E Lacan lo dice in questo modo

“Perché ci sia relazione con l’oggetto bisogna che ci sia già relazione narcisistica dell’io con l’altro”.
 

Nella metafora della cipolla ripresa da Lacan, tocchiamo con mano questa dimensione dell’io in quanto letto per l’identificazione. L’io come la cipolla è fatto da vari estratti che lo costituiscono.

Dott. Edison Palomino
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lunedì 21 giugno 2021

EDISON PALOMINO

"Un paradosso fondamentale"

 


La parola umana per via di un malinteso originario è strutturata da un paradosso fondamentale: da un lato tortura l’uomo ammalandolo; dall’altro, lo guarisce. È in questo modo che si presenta la parola per Freud, ed è proprio con questa dimensione con cui ha a che fare nel suo lavoro con i suoi pazienti.
La famosa «talking cure» scivolata dalla lingua di Anna O, rende conto di questa dimensione della verità sepolta nella parola che, una volta venuta a galla, guarisce il soggetto dai sintomi che lo fanno soffrire.
Freud in questo modo scopre il campo delle incidenze del rapporto dell’uomo con l’ordine simbolico, restituendo alla parola il suo valore, la sua complessità, per lasciarci in eredità ciò che può essere detto in questo modo: l’uomo è malato di parola. Ed è precisamente l’ignoranza o dimenticanza di questo punto a condannare all’oblio questa scoperta freudiana.
Nel seminario sulle “Psicosi” Lacan dirà che la parola è l’oggetto di scambio umano per eccellenza. In effetti non facciamo altro che, fondamentalmente, scambiarci parole. Per questo noi mettiamo in primo piano il rapporto del parlante con il linguaggio giacché l’uomo non solo deve rispondere agli incidenti del suo ambiente naturale, ma anche e soprattutto all’universo significante:

“L’uomo parla dunque, (dice Lacan), ma è perché il simbolo lo ha fatto uomo”.

Dott. Edison Palomino
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venerdì 18 giugno 2021

 

 EDISON PALOMINO 

"È ancora da capire"

 


Le nuove forme di potere introdotte per far fronte al COVID-19, sono dell’ordine di ciò che nel suo “1984” Orwell presagiva, ovvero il controllo delle masse da parte dei governi: tutto si vede, tutto si sente.
Il distanziamento dei corpi e le nuove forme di vita sociale virtuali sono di quest’ordine. Questa tendenza verso il virtuale non è qualcosa che nasce con il COVID-19, ma qualcosa che c’era da prima ma che con la pandemia si è formalizzata.
I colpi che ha inferto il virus hanno modificato l’immaginario collettivo e anche la nostra clinica. I seminari teorici e le analisi di controllo, introdotte subito dopo la creazione del Comitato Internazionale di Formazione nel lontano 1925, sono passati dalla loro forma presenziale a quella virtuale. Basta andare su Youtube per ritrovare un’infinità di seminari e di conferenze delle varie scuole psicoanalitiche tenute in questo primo anno di isolamento. Anche nel nostro campo il virus ha messo il sapere psicoanalitico a portata di mano.
Il remoto ha favorito questa forma d’incontro, attraverso lo schermo, con il corpo dell’altro nella sua forma spettrale, ovunque esso si trovi. Qualche settimana fa Jacques Alain Miller ha fatto la sua apparizione sul campo virtuale, per la prima volta, presentando il suo libro dal nome “Polemica politica”. Alla fine della quale ha riferito di essersi sentito bene. In effetti, qualche settimana dopo ha tenuto un’altra conferenza per i colleghi russi. Quanto durerà questa faccenda, questa prevalenza del virtuale, è ancora da capire.

Dott. Edison Palomino

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giovedì 17 giugno 2021

EDISON PALOMINO

"L’inclinazione dell’uomo all’autodistruzione"

La psicoanalisi ha tirato fuori il peggio dell’essere umano, ciò che abita nel cuore della sua soggettività ovvero la pulsione di morte, attraverso la quale evidenzia l’inclinazione dell’uomo all’autodistruzione.
È con questa sua scoperta che nell’Estate 1932, Freud fa luce alla domanda di Einstein su cosa fare per tenere lontana dagli uomini la fatalità della guerra.
Freud, nella sua lettera di risposta, scrive che la pulsione di morte «opera in ogni essere vivente e che la sua aspirazione è di portarlo alla rovina, di ricondurre la vita allo stato della materia inanimata». Nel suo “Avvenire di un’illusione” dirà che l’uomo è un essere d’intelligenza debole, dominato dai suoi desideri pulsionali. Questa naturale tendenza umana si ripresenta nelle sue varie forme e sfumature.
La pulsione, una forza costante, mira all'annullamento della parola e alle cornici che essa introduce per mediare il rapporto tra i simili. Lotta, aggressività, violenza, prestigio, sono solo alcuni nomi della pulsione di morte. Per questo Freud per far fronte al corpo pulsionale mette al centro del rapporto umano la parola. La sola a mediare, a limitare, a impedire l'annientamento dell'altro [...].

Dott. Edison Palomino
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mercoledì 16 giugno 2021

  EDISON PALOMINO

"Psicoanalisi e Scienza"

 

«Verso una soggettività migliore»

L’ideale esiste a condizione di non essere raggiunto. È questa la sua logica. Per questo parlare in termini di «soggettività migliore» è un'illusione, dato che il soggetto di cui parla la psicoanalisi è scisso, diviso dal linguaggio (il padre, secondo Lacan). La soggettività è costituita da questo reale. Anche lo scienziato quindi è immerso nel bagno del linguaggio come un pesce nel mare. Pertanto, il tentativo della scienza di rimediare a questo difetto originario è destinato al fallimento, ancor prima di iniziare. Lacan formalizza questo punto impossibile, impiegando diversi termini: L'Altro non esiste, il rapporto sessuale non esiste, La donna non esiste. È chiaro che Lacan non è Aristofane il grande comico ma c’è del comico in ciò che enuncia, o come lui dice: del buon vino. È come se per lui non esistesse nulla; tuttavia il suo enunciato segue una logica, quella del linguaggio, dalla quale trae questa conclusione: l’ultimo garante non esiste ma ciò che esiste è l'amore, l’unico a supplire l’inesistenza del rapporto tra i sessi. I poeti lo scrivono in questa maniera: l’amore, quella specie di ponte che mette insieme due abissi. L’amore è un incidente, frattura, qualcosa che non possiamo programmare, né controllare. Fall in love, questo termine inglese, descrive bene questa caduta in amore.

«Perlopiù stupidi»

La pandemia ha aperto la via all’invenzione, ma ha anche tirato fuori ciò che di ridicolo produce il mercato. Vedrete annunci in cui un gruppo di ragazzi, perlopiù stupidi, offrono dei corsi su come fare colpo su una ragazza e viceversa. Il corso si prefigge di insegnare non solo a saperci fare con l'altro sesso, ci garantisce anche che avremo trovato l'amore. Una volta una ragazza mi raccontava di essere stata assalita da un ragazzo mentre camminava per strada. Boom bella ragazza l'ho sorpresa vero? E lei spaventata gli chiese se fosse impazzito. Al che lui rispose: beh alla donna piace essere sorpresa. Lo aveva imparato in questi corsi. Ovidio aveva scritto secoli fa il suo arte di amare. Un vero capolavoro, che tuttavia, più che un manuale, è una una testimonianza dell’impossibilità dell’addomesticamento dell’amore. La scienza è alla ricerca dell'oggetto della felicità, per Freud la felicità non è umanamente raggiungibile, per lui l'oggetto non esiste. Per questo è in origine allucinato.

«Pulsione epistemologica»

Impiegare la frase “pulsione epistemologica” e cioè mettere insieme pulsione ed epistemologia è come mettere insieme dio e il diavolo. Questo mi ricorda Gustave Falubert, per il quale, dio e il diavolo hanno firmato il patto dell'universo con una stretta di mano sotto il tavolo. 

Per Freud la pulsione, la trieb, è una forza costante che non contiene un sapere. Anzi è esattamente l'opposto. Nelle sue conferenze di Rio, Jacques-Alain Miller, la definisce un vettore senza testa. Ecco la pulsione che si soddisfa sempre. E qui possiamo trovare una distinzione tra pulsione e inconscio. La pulsione non è l’inconscio. L'inconscio è articolato come un linguaggio. E’ un sapere che il soggetto misconosce. Quindi la pulsione non è l’inconscio e non è neanche l'istinto. Giacché l’istinto è un sapere, per questo fa da bussola agli animali. Non vedremo mai un cane o un cavallo uccidersi, nemmeno un serpente, tranne quello della bibbia, parlare. Cosa che non possiamo dire degli umani. Siamo malati di parola e questa è la grande scoperta della psicoanalisi.

L’Altro non esiste, l'inconscio sì. Ed è con i suoi effetti, le sue particelle incandescenti, che dobbiamo aver a che fare. Per questo mentre ci sarà un soggetto come Freud e Lacan lo intendono, cioè scisso, ci sarà psicoanalisi. Se la scienza o la religione, dice Lacan, non avrà vinto.

 
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martedì 15 giugno 2021

 EDISON PALOMINO

"Estratto del convegno di psicoanalisi di Kiev"

 

 

Il titolo di questa conferenza «Psicoanalisi e Virtuale: etica, metapsicologia: esperienza e pratica clinica da remoto», ai tempi del Coronavirus, ci introduce nel nucleo dell’esperienza psicoanalitica, senza il quale non ci sarebbe spazio per la psicoanalisi. O almeno, non per quella di Freud, la cui etica non è quella dello Stato, della burocrazia e la sua deontologia, ma quella dell’Inconscio. E l’inconscio è quel capitolo censurato che fa di ognuno di noi una marionetta del linguaggio, di cui, l’inconscio stesso è un effetto. Il drammaturgo tedesco Heinrich Von Kleist, nel suo “Sul teatro delle marionette”, ci fa toccare con mano questa dimensione dell’inconscio in quanto gravità che governa ogni movimento.
La legge dello stato è ciò che vale per tutti e in questo senso è disumanizzante. L’inconscio invece è ciò che rimanda alla singolarità radicale di ciascuno, al proprio godimento particolare. Esso è un fatto di parole ed ha a che fare con la legge del malinteso. E qui possiamo affermare con Lacan che l’inconscio collettivo non esiste, “Ci sono solo inconsci particolari, in quanto ognuno, in ogni momento, dà un piccolo ritocco alla lingua che parla”. Per questo nel linguaggio umano non si riesce mai a dire quello che si vuole; si finisce sempre per dire altro. Il tutto per via di questo malinteso originario, proprio dell’Inconscio, che per Freud non è altro che un sapere parlato e che è per questa ragione che è soggetto a interpretazione.
Ciò introduce per noi una dimensione Altra che tiene conto della legge dello Stato per preservare, per fare uno spazio alla singolarità di ciascun parlante. Soprattutto in tempi come questi, in cui, c’è una continua proliferazione di metodi e di tecniche che mirano alla normalizzazione dell’uomo e in tal modo all’annullamento della sua soggettività.

Dott. Edison Palomino
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