EDISON PALOMINO
"L’inclinazione dell’uomo all’autodistruzione"
La psicoanalisi ha tirato fuori il peggio dell’essere umano, ciò che abita nel cuore della sua soggettività ovvero la pulsione di morte, attraverso la quale evidenzia l’inclinazione dell’uomo all’autodistruzione.
È con questa sua scoperta che nell’Estate 1932, Freud fa luce alla domanda di Einstein su cosa fare per tenere lontana dagli uomini la fatalità della guerra.
Freud, nella sua lettera di risposta, scrive che la pulsione di morte «opera in ogni essere vivente e che la sua aspirazione è di portarlo alla rovina, di ricondurre la vita allo stato della materia inanimata». Nel suo “Avvenire di un’illusione” dirà che l’uomo è un essere d’intelligenza debole, dominato dai suoi desideri pulsionali. Questa naturale tendenza umana si ripresenta nelle sue varie forme e sfumature.
La pulsione, una forza costante, mira all'annullamento della parola e alle cornici che essa introduce per mediare il rapporto tra i simili. Lotta, aggressività, violenza, prestigio, sono solo alcuni nomi della pulsione di morte. Per questo Freud per far fronte al corpo pulsionale mette al centro del rapporto umano la parola. La sola a mediare, a limitare, a impedire l'annientamento dell'altro [...].
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