EDISON PALOMINO
"Estratto del convegno di psicoanalisi di Kiev"
Il titolo di questa conferenza «Psicoanalisi e Virtuale: etica, metapsicologia: esperienza e pratica clinica da remoto», ai tempi del Coronavirus, ci introduce nel nucleo dell’esperienza psicoanalitica, senza il quale non ci sarebbe spazio per la psicoanalisi. O almeno, non per quella di Freud, la cui etica non è quella dello Stato, della burocrazia e la sua deontologia, ma quella dell’Inconscio. E l’inconscio è quel capitolo censurato che fa di ognuno di noi una marionetta del linguaggio, di cui, l’inconscio stesso è un effetto. Il drammaturgo tedesco Heinrich Von Kleist, nel suo “Sul teatro delle marionette”, ci fa toccare con mano questa dimensione dell’inconscio in quanto gravità che governa ogni movimento.
La legge dello stato è ciò che vale per tutti e in questo senso è disumanizzante. L’inconscio invece è ciò che rimanda alla singolarità radicale di ciascuno, al proprio godimento particolare. Esso è un fatto di parole ed ha a che fare con la legge del malinteso. E qui possiamo affermare con Lacan che l’inconscio collettivo non esiste, “Ci sono solo inconsci particolari, in quanto ognuno, in ogni momento, dà un piccolo ritocco alla lingua che parla”. Per questo nel linguaggio umano non si riesce mai a dire quello che si vuole; si finisce sempre per dire altro. Il tutto per via di questo malinteso originario, proprio dell’Inconscio, che per Freud non è altro che un sapere parlato e che è per questa ragione che è soggetto a interpretazione.
Ciò introduce per noi una dimensione Altra che tiene conto della legge dello Stato per preservare, per fare uno spazio alla singolarità di ciascun parlante. Soprattutto in tempi come questi, in cui, c’è una continua proliferazione di metodi e di tecniche che mirano alla normalizzazione dell’uomo e in tal modo all’annullamento della sua soggettività.

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