lunedì 18 ottobre 2021

 

EDISON PALOMINO

Psicologo psicoterapeuta

Specialista in psicoterapia psicoanalitica

Riceve a Milano su appuntamento al 345 453 4832

Consulenze in tre lingue: italiano spagnolo e inglese; anche tramite Skype: dr.edisonpalomino


CONSIDERAZIONI SULLA FANCIULLEZZA


SOS aiutami Freud!

L’essere umano è un fatto storico, non c’è essere al mondo senza una storia. Questo per via dell’esistenza del linguaggio che ci precede e ci trascende. La storia allora, ovvero la vita dell’essere umano, è fatta da una continua tensione tra piacere e dispiacere.

Un esempio

Il piacere di essere coccolato dalle mani della madre e il dispiacere di esserne privi.

Essere mancanti delle cure materne primarie ha degli effetti talvolta devastanti per il futuro uomo. Di fronte ai vari traumi originari l’uomo è chiamato a rialzarsi, a riprendersi, a ricucire ciò che è stato rotto in origine. Il tutto per via di invenzioni singolari.

Per Platone, uno degli uomini più saggi nella storia dell’umanità, tutti siamo chiamati a imparare a non perdere tempo piangendo sulle nostre ferite, come un bambino appena caduto, ma ad abituarci a scacciare il dolore, curandoci le ferite ed emendando i nostri errori il prima possibile. Questa è una perla meravigliosa che ci può permettere di affrontare diversamente gli ostacoli della vita che ci mettono a dura prova. Mentre l’uomo contemporaneo ha Google, il luogo del sapere, Platone aveva la sua meravigliosa memoria, il suo tesoro. Se esiste Socrate nell’immaginario umano è grazie a quest’uomo dall’intelligenza suprema.

Platone suggerisce di non piangere sulle nostre ferite come un bambino, ed è vero. Ma è anche vero che il pianto i bambini li accompagna sempre e non li limita, non diventa per loro impedimento a riprendere in mano il gioco della vita. Scrivo della vita perché per i bambini, insegna la psicoanalisi, il gioco è una faccenda seria. Per questo essi corrono, cadono e si alzano.

Il gioco non è solo un semplice momento di svago per loro, niente affatto, ma anche la messa in scena della sessualità umana e di quello che sarà l’avvenire. I fanciulli giocano a fare il papà, la mamma, il dottore, il poliziotto ecc. Quando salgono su una giostra, per esempio, seduti su diversi oggetti, ognuno con i propri significati, girano su ciò che in fondo sarà per loro il gioco della vita.

I bambini allora incarnano il desiderio per la vita, per questo sono felici, perché si afferrano ad essa. Ogni volta che avrete a che fare con i fanciulli, scoprirete l’importanza per loro del non senso delle cose. Se siete un po’ svegli, quindi attenti a ciò che essi ci insegnano, scoprirete come noi adulti siamo malati di senso, come dando un senso, un significato, ad ogni cosa, ci garantiamo la nostra infelicità che non è altro che un momento di dispiacere. I bambini ridono dal nulla perché non sono malati di senso: potrebbero sbellicarsi dal ridere anche per i rumori del sedere.

In Giappone uno dei cartoni preferiti dei bambini è quello il cui personaggio principale è Oshiri Tantei, ovvero il Detective Sedere. Questo signorino dalla testa a forma di chiappe, dal buco nella sua testa proietta un fumo così potente da sconfiggere i malvagi. È questa la sua arma potente: il suo peto.

 


I poot you in your face!

Qualche anno fa andava di moda tra i bambini in Italia una cacchina di colore marrone, che si è evoluta da icona a peluche.


 

Una destrezza naturale


Attraverso questi esempi potete vedere come i bambini si divertono con i significanti e con gli oggetti. È grazie a questa prontezza naturale che essi sono fuori dal discorso religioso, scientifico e filosofico. Per il semplice fatto che la religione è il monastero del senso e la filosofia da tanto non ha nulla nuovo da dire. Mentre la scienza, dal canto suo, continua persa nella ricerca dell’anello mancante. I bambini allora sono più dal lato della psicoanalisi, per via di questo loro saperci fare con i significanti, creatori di un mucchio di significati.

Perché i bambini quando vengono ripresi dai genitori ad un certo punto turandosi le orecchie esclamano: bastaaaa!!!?

Perché attraverso questo basta rimandano a quell’eccesso di produzione di senso che c’è in gioco, a questo troppo di parole torturanti.

Perché i bambini non vogliono andare a letto presto?

Freud dice perché, a differenza degli adulti che non vedono l’ora che arrivi la sera per dormire, i bambini sono ancora pieni di energia e pronti a scoprire e godersi la vita ad occhi aperti. I bambini, infatti, incarnano il desiderio e questo produce stanchezza negli adulti. Oggi più che mai la frase che accompagna i genitori, o chi dei bambini si prende cura, è: «non si stancano mai. Se fosse per lui/lei giocherebbe tutto il giorno».

Questo è in sostanza il grande insegnamento che i fanciulli danno agli adulti: l'amore per la vita. Per questo bisogna rovesciare l'affermazione di Platone per dire che «come un bambino caduto» bisogna ri-alzarsi e continuare il gioco della vita con i suoi incidenti e le sue difficoltà.

In foto il capolavoro di Jim Daly, intitolato: Hangin around.

lunedì 11 ottobre 2021

 

EDISON PALOMINO

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CONSIDERAZIONI SUL DIGITALE

 

l’annichi-lamento della soggettività

[…] c’è una continua proliferazione di metodi e di tecniche che mirano alla normalizzazione dell’uomo e in tal modo all’annullamento della sua singolarità.

Il soggetto si vede così minacciato su piccola scala. E dico su piccola scala perché il vero pericolo è quello su grande scala, che riguarda il continuo avanzamento tecnologico, tra cui, la famosa intelligenza artificiale (IA), le nano tecnologie e la robotica, i cui scopo è quello di annullare la frontiera tra fantasia e realtà. Detto in altri termini: l’annichi-lamento della soggettività umana, ovvero della sua singolarità fatta da un malinteso originario a cui ci rimandano i lapsus, gli atti mancati, le dimenticanze e i sogni. Insomma, l’uomo senza inconscio, un delirio con cui, se si avvera, bisognerà averci a che fare.

Più durevole e resistente

Gli inventori tecnici sono abbracciati dalla convinzione che sia la tecnologia a venire incontro all’organismo umano, rendendolo meno precario, quindi più durevole e resistente alle avversità della natura. Il cervello così precario e lento nel suo funzionamento, verrebbe potenziato al suo massimo livello dalla nanotecnologia, chiamata anche tecnologia invisibile. Succederebbe lo stesso con il DNA e con ogni singola parte del nostro organismo.

Queste guardie invisibili avranno anche la funzione di difendere e distruggere agenti estranei, tra cui i virus, e anche di riparare ciò che eventualmente verrebbe distrutto. Così, l’uomo del futuro, secondo Ray Kurzweill, sarebbe una fusione tra genetica, nanotecnologia e robotica, nota come la generazione GNR.

Tutto questo odora di fantascienza. Anche l’idea che per via di questo avanzamento tecnologico in corso, la forma di politica umana che regge il mondo attualmente possa crollare. Essendo gli uomini costretti a reinventare una nuova forma di politica, non più ridotta ai confini del nostro pianeta ma allargata a quelli dell’Universo, in favore di ciò che Olaf Stapladon chiama la Società Galattica dei Mondi.

Quello di cui Stapledon e Isaac Asimov ci raccontavano nei loro romanzi di fantascienza, ora sembra diventare realtà. Basta aprire “Il futuro dell’umanità” del fisico Michio Kaku, per conoscere le diavolerie immaginarie a cui siamo attualmente esposti per via di questo desiderio di popolare l’Universo. Sulla portata di questo libro leggiamo, “Dalla vita su Marte all’immortalità”.

Marte con l’arrivo del Perseverance e del rover cinese Zhurong è ormai una realtà. Mentre l’immortalità resta il desiderio dell’uomo contemporaneo. Questo desiderio ha del comico per Michel De Montaigne, per il quale, se l’uomo fosse immortale rimpiangerebbe tutta la vita non poter morire.

Un cambio di paradigma

Ogni cambiamento nel mondo sottende una sostituzione, un annullamento ma soprattutto un cambio di paradigma. E sono di quest’ordine le criptomonete della Bitcoin che minacciano di introdurre una nuova era economica. Si vedrà piano piano qualche governo fare questo passo rivoluzionario. Non possiamo ignorare questi aspetti ma nemmeno il rischio dello scatenamento del reale della natura, come conseguenze dell’inquinamento umano che potrebbe provocare disastri ecologici su grande scala.

Lacan diceva che “Là dove c’è un cumulo di rifiuti in disordine, c’è l’uomo. […] ecco uno degli aspetti della dimensione umana che bisognerebbe non misconoscere”. E qui possiamo descrivere i labirinti della soggettività umana con il proverbio latino che dice:

«Heu patior telis vulnera facta metis» – Ahimè, soffro di ferite prodotte dai miei stessi dardi.

Non senza rapporto alla società

È vero che noi ci occupiamo di clinica in istituzione pubblica, privata o nel nostro Studio. Ma è anche vero che l’esperienza psicoanalitica non è senza rapporto alla società, ragion per cui, non può non tener conto dei cambiamenti politico sociali che hanno un forte impatto sulla soggettività contemporanea. Ci sarà psicoanalisi solo nella misura in cui essa sarà all’altezza della soggettività della sua epoca, diceva Lacan.

Per il padre della psicoanalisi sotto il lettino dell’analista scorre la città con tutte le sue tragedie e i suoi drammi. Il sintomo di cui si soffre è sempre in rapporto al desiderio dell’Altro, e questo Altro può anche essere l’Altro sociale.

giovedì 7 ottobre 2021

 

EDISON PALOMINO

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CONSIDERAZIONI SUL DIGITALE

 


Un nuovo paradigma

La gente gioca a fare soldi come gioca ai videogiochi. Ci si rallegra quando si vince e ci si arrabbia quando si perde. È tensione tra piacere e dispiacere. Ma il troppo che c'è in gioco in questa faccenda è il rischio, il prezzo da pagare. Lacan diceva: si inizia col solletico e si finisce arsi vivi con la benzina.

Le criptovalute tengono gli investitori il più tempo possibile con lo sguardo sullo schermo. Questa nuova forma di economia digitale è come l'amata: non appena viene trascurata si rischia di perderla. Ma questo non riguarda solo il Bitcoin ma l'economia umana in sé, il cui destino è il digitale.

Una volta la moneta simboleggiava l'economia umana. Facendosi oggetto di transizione tra gli uomini. Ora non è più così. Con la scoperta e sviluppo del virtuale il mondo è chiamato alla digitalizzazione. Per questo affermo che il digitale è il destino.

I governi per esempio, tra cui l'Italia, favoriscono questa via. Il «cash back accumulato» ne è un esempio. Questo è un altro modo di mettere in movimento l'economia digitale, favorendola.

È gara tra i soggetti: i primi consumatori in classifica avranno come premio 1.500 euro, a fine anno. Quello che l'astuzia del soggetto ci insegna è che il consumo non è legato alla quantità di soldi spessi ma alla quantità di movimenti di minime spese fatte. Questa è a tutti gli effetti un'uscita che il soggetto trova a ciò che in fondo lo Stato autorizza. La legge, insegna Sant'Agostino, invita alla sua trasgressione.

Una bella damigella

La legge, allora, creata dagli uomini, è come quella damigella che esce a corpo nudo sul balcone e pretende di non essere guardata. È il colmo! Ella chiede di perseguitare per punire il trasgressore. Le leggi fatte da regolamenti e da norme, hanno dell'assurdo talvolta disumanizzante. C'è del troppo in gioco in questa spinta a dare un valore in numeri persino a ciò che è talento e che rimane dal lato del divino. Tutto si materializza. Ma la materia di cui parlo è quella del digitale, immaginario.

Dove andranno a finire tutti i soldi che prende Lionel Messi ogni secondo, ogni minuto, ogni ora? Ronaldo ha detto che suo figlio i soldi se li dovrà procurare coi suoi sforzi. Ma questa affermazione educativa è davvero comica. E la canzone recita bene il paradosso in gioco, «ipocrisia gettare l'acqua e avere tanta sete».

L'altro ieri sono caduti i social più importanti: Facebook, WhatsApp, Instagram. Ciò ha comportato la perdita di milioni di euro, là nel digitale. Davanti allo schermo Zuckerberg si è visto i numeri scendere a grandi velocità. È l'incubo!

Il ritiro del Nome-del-Padre

In tempi in cui il virtuale ha preso forma per via di questo nuovo enigma introdotto dal Covid-19, il digitale rimane a tutti gli effetti il destino umano.

L'economia umana allora in pieno ritiro dalla sfera simbolica è questo plusvalore, questo guadagno senza frontiere. O, detto in altri termini, godimento. Per questo dice Lacan che bisogna prendere il mondo per quello che è, e cioè: «immaginario».

lunedì 4 ottobre 2021

 

EDISON PALOMINO

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L’AMORE ROMANTICO”

 


 

C’era una volta l’amore romantico. Quella forma di amore che servì da ispirazione per le fiabe più belle mai scritte da mani umane. Questa forma di amore era dell’ordine del piacere, quello puro, più vicino al profumo dei petali di un fiore vero, che a quello disegnato sulle coperte di un albergo. Freud direbbe: che fanno gli amanti tra una scopata e l’altra? Si guardano la tv. E in effetti cos’altro potrebbero fare a parte dormire o stare al cellulare a guardare le storie su Facebook, Whatsapp o Istagram? Anche per questo per il padre della psicoanalisi, la donna, invero, viene corteggiata fuori dal letto. Questo non toglie la libido sessuale, al contrario, la alimenta. Il dolce, dice il proverbio, viene mangiato per ultimo.

Una donna allora ha bisogno di qualcuno che sappia prendersi cura dei suoi piccoli oggetti a. E tra questi oggetti piccoli a, abbiamo il suo desiderio di sentirsi unica, riconosciuta, quindi amata, nonostante il suo modo di essere. Dunque, dietro ad ogni richiesta femminile c’è sempre in gioco una domanda d’amore.

Che fine ha fatto l’Uomo?

C’era una volta l’Uomo. Quello con la U maiuscola. L’Uomo romantico, l’uomo della fantasia femminile. Lui, l’Uomo con la U maiuscola, si prendeva cura della sua amata, adornava il suo balcone di fiori, i cui petali, baciati dai raggi del sole, emanavano odori al gusto di amore. Gli bastava uno sguardo, un sorriso, un “oh mio caro”, da parte della sua amata, per ritrovare tutto il piacere che quell’amore gli suscitava. I pittori lo hanno ritratto sotto casa dell’amata, quasi in ginocchio, a recitare qualche poesia d’amore. Lo hanno anche dipinto sui balconi a rubare un bacio alla sua amata. Sono, tutte queste, immagini che, non appena le riproduciamo nella fantasia, ci fanno provare tenerezza.

«Se per baciarti dovessi poi andare all’inferno,

diceva Shakespeare,

lo farei.

Così potrò poi vantarmi con i diavoli,

di aver visto il paradiso senza mai entrarci».

Chi ha spostato i miei fiori?

Questi Uomini di una volta, usavano come mezzo per raggiungere l’amore, il fiore e ogni forma di gentilezza di quest’ordine. In effetti il fiore simboleggia l’amore e anche la passione. Questo era a tutti gli effetti un loro modo elegante per approcciarsi alla donna. L’anello era un loro altro oggetto preferito, esso, era il simbolo del legame matrimoniale, del compromesso e della responsabilità. Ma soprattutto il simbolo della conquista. Una battaglia vinta. L’Uomo dell’epoca doveva sudare l’amore e, questo comportava anche lottare contro la propria famiglia e certamente anche contro quella della donna amata. L’amore anche per l’Uomo romantico non è mai stata una faccenda semplice. Non solo per via degli altri che non lo accettavano ma anche per quel tipo di cose che fanno sì che, nonostante la sua dolcezza, la sua eleganza, i mazzi di fiori, la donna amata non lo sceglieva. Anche questo capitava.

Poi abbiamo il suo rovescio, o, se volete, il suo contrario. Don Giovanni Tenorio, il beffatore di Siviglia. Questo libertino s’infilava nelle camere delle donne per farle sue. Una notte, un attimo! Per poi sparire senza lasciare tracce. E tutto ciò che restava erano lacrime, dolore. Niente fiori, niente anelli, nessun compromesso. Donne disperate! Uomini presi dalla furia!

Difendimi dal mio godimento

Il paradosso che ritroviamo in queste donne, praticamente stuprate, è che esse ritrovano in questi atti di Don Giovanni, quell’uomo misterioso esistente e desiderato nel loro fantasma inconscio. È grazie a questo personaggio di Tirso de Molina, che possiamo ritrovare nel fantasma femminile, una divisione tra desiderio e amore, che la donna stessa misconosce. Anche nelle Sabine di Ovidio possiamo ritrovare questo enigma femminile.

Ci sono allora, Uomini gentili che toccano l’amore ma che non sfiorano minimamente il desiderio sessuale femminile. Ci sono anche uomini come il Don Giovanni, l’ingannatore, che non passano dall’amore per toccare il desiderio femminile. Gli amanti si collocano in questo punto. Questa scoperta dell’inferno femminile, produce sofferenza nella donna di principi. Principi trasmessi da un altro, per primo, la madre. Questa forma di educazione è tuttavia importante per rendere possibile la sopravvivenza della civiltà. Soprattutto in tempi come questi, in cui, la sessualità viene vissuta a cielo aperto.

C’era una volta l’amore romantico e i suoi soldatini, gli Uomini con la U maiuscola, i cui fiori furono strappati da quella specie di libertini che, non sono altro che quell’inferno che abita ogni essere umano e che in psicoanalisi conosciamo con il nome di godimento. E allora arriva l’Uomo contemporaneo con la U maiuscola, colui che riesce a mettere insieme desiderio e amore. Ma ne parleremo nella prossima puntata.

 In foto il capolavoro di Frank Dicksee, intitolato: Romeo e Giulietta.

giovedì 30 settembre 2021

 

EDISON PALOMINO

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Considerazioni sull’amore”

 

 

"La fine di un amore”

La dimensione temporale della verità ci dice fondamentalmente che non esiste una verità universale assoluta. È questo uno dei motivi per cui, ciò che oggi è un’affermazione, domani è una negazione e non per questo meno vera. Lunedì posso giurare di amarti. Venerdì posso scoprire di non amarti più. Ciò non vuol dire che lunedì non ti amavo. Ti amavo, ma oggi non ti amo più. La verità così trascende il vero e il falso.

Quando l’uomo/donna è colpito da innamoramento, viene automaticamente introdotto in quella dimensione immaginaria dell’eterno. Per questo gli amanti si promettono amore eterno. Finché la morte li separi, dice il comandamento religioso. Finché un altro li separi, dice la lingua comune a tutti. Vedete come in questo punto, l’altro, non è altro che uno dei nomi della morte. Sia l’uno che l’altro producono una separazione, una fine.

L’amore come l’innamoramento è una dimensione dell’ordine della dolcezza. Non c’è amore acido, finché innamoramento sussiste. Ma l’innamoramento è uno dei nomi di ciò che chiamo dimensione temporale della verità, giacché esso è chiamato a estinguersi se non assume altre forme, come quella dell’amore per esempio.

M, ragazza di 32 anni, arriva in analisi perché l’amore della sua vita se n’è andato con un’altra. Piange e soffre perché ha perso l’uomo che ama. È l’incubo! Non mangia! Non dorme la notte!
Dopo due anni conosce un altro ragazzo con cui si fidanza e di cui è innamorata. In seduta dirà “finalmente ho trovato l’uomo della mia vita”. Basta pianto! Basta sofferenza!
Ecco la dimensione temporale della verità: due anni fa amava un ragazzo. Oggi ne ama un altro. Forse non era vero l’amore che provava per il precedente ragazzo? Niente affatto! Era un amore vero così come lo è quello per il suo attuale compagno. L’amore si rinnova, indifferentemente dalla persona.

Si crede di scegliere la persona da amare, ma in realtà è l’amore a sceglierci. Leggete queste piccole righe di Cortázar.

«Vieni a dormire con me: noi non faremo l'amore, sarà lui a farci».

È pura poesia, e la poesia è per eccellenza uno dei nomi dell’amore. Dico poesia e non poeti, perché per quanto i poeti siano creatori di metafore, subiscono anche loro i colpi della dimensione temporale della verità che abita in seno all’amore.

L’amore può finire, certo! Ma esso fondamentalmente si rinnova nelle sue più svariate sfumature. Freud diceva che non c’è solo l’amore verso una persona ma anche verso un animale o un oggetto. In effetti, questa affermazione freudiana, la vediamo, oggi più che mai, nella società contemporanea.

Ma perché finisce un amore, se l’amore, al di là delle persone, vuole essere sempre eterno? L’amore tra un uomo e una donna finisce per un’infinità di ragioni. Non solo per via della morte o dell’intromissione di un altro. Ma fondamentalmente perché l’uomo contemporaneo fa fatica a rifornire la sorgente dell’amore, fatta da responsabilità e compromesso, scegliendo al suo posto la via delle passioni. È tutta libido per l’uomo/donna di oggi. E le varie applicazione di incontri ne sono la prova.

L’amore allora, per dirla con Anaïs Nin, può finire anche per stanchezza, per logorio o per opacità. Insomma per malattie e ferite procurate da noi stessi.

Ebbene amore è principalmente soffrire insieme, per via della non esistenza di un amore ideale. Anche perché il principe azzurro lo troviamo nei sogni. Ed è precisamente questo principe azzurro a rovinare le nostre illusioni, facendoci inciampare in lapsus e atti mancati.

Infine l’amore, dirà Lacan, è un ciottolo in mezzo al sole. E il sole è fuoco allo stato puro.

Oh!
«I tuoi giovani seni brillavano alla luna

ma lui ha buttato

il gelido sasso

la fredda pietra della gelosia

sul riflesso

della tua bellezza».

Ecco Prévert! Un poeta puro che con questa sua meravigliosa poesia ci ricorda quella dimensione immaginaria che ci tormenta e che diventa anch'essa causa della fine di un amore.

L’amore finisce perché principalmente deve finire e rinnovarsi da un’altra parte. E ogni fine è preceduta da quella dimensione temporale della verità che chiama a umanizzare la separazione. Quindi per concludere possiamo dire, servendoci di Lou Salomé, che bisogna non solo imparare a conquistare ma anche a perdere, l'amore.

In foto, Separazione di Edvard Munch.

martedì 28 settembre 2021

EDISON PALOMINO
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"Considerazioni sull'omosessualità"

L'omosessualità prima, e anche dopo, l'arrivo della psicoanalisi, veniva considerata una malattia mentale da guarire. Le varie forme di terapie riparative rispondono a questa convinzione costruita sulla base di pregiudizi sociali. Per Freud invece non c'è niente di naturale nella scelta sessuale, per cui, l'omosessualità, in quanto variazione inconscia della funzione sessuale, non può essere considerata una malattia. È in questo modo che Freud colpisce la politica, la scienza e la religione della sua epoca. E rompe con il pensiero che allora governava, introducendo, per sempre, una nuova dimensione nell'immaginario umano: l'inconscio.
Nel 1935 scrive una lettera di risposta a una madre, la quale, gli aveva chiesto aiuto per il figlio
omosessuale.
 

"Cara signora, scrive Freud, deduco dalla sua lettera che suo figlio è omosessuale. Sono molto colpito dal fatto che non usi mai questo termine nel darmi le informazioni su di lui. Posso chiedere perché lo evita? L’omosessualità non è certo un vantaggio, ma non c’è nulla di cui vergognarsi, non è un vizio, non è degradante; non può essere classificata come una malattia; riteniamo che sia una variazione della funzione sessuale, prodotta da un arresto dello sviluppo sessuale. Molti individui altamente rispettabili di tempi antichi e moderni erano omosessuali, tra di loro c’erano grandi uomini. (Platone, Michelangelo, Leonardo da Vinci, ecc)".
 

Fino qui vedete come Freud, per dirla con Lacan, è cristallino come un bicchiere di birra: l'omosessualità, ci dice, non è una malattia. E prosegue la sua lettera in questi termini.
 

"È una grande ingiustizia perseguitare l’omosessualità come un crimine – e anche una crudeltà. Se non mi crede, legga i libri di Havelock Ellis. Mi chiede se posso aiutarla, intendendo dire, suppongo, se posso sopprimere l’omosessualità e fare in modo che al suo posto subentri l’eterosessualità. La risposta è, in linea generale, che non posso promettere che questo accada".
 

E qui arriva la parte più importante per quel che concerne l'etica della psicoanalisi.


"Quello che l’analisi può fare per suo figlio, prosegue Freud, è un’altra cosa. Se lui è infelice, nevrotico, lacerato da conflitti, inibito nella sua vita sociale, l’analisi può portargli armonia, pace della mente, piena efficienza, sia che rimanga un omosessuale, sia che diventi eterosessuale".
 

Pregiudizi sociali

La cosa incredibile in questa faccenda è come Freud per questioni politiche, sia stato ignorato dalla società di psichiatria anglosassone. La quale, solo negli anni 70', diede inizio ad una revisione dell'omosessualità in quanto malattia mentale, per poi negli anni 90', toglierla definitivamente dai suoi manuali di classificazione dei disturbi mentali (DSM).
Uno dei grandi punti di impass per quel che concerne l'omosessualità, e in generale la sessualità umana, è che essa viene ridotta all'atto sessuale e ad ogni forma di esibizionismo del corpo senza pudore. È chiaro che, in questo senso, soprattutto nella società contemporanea, c'è un troppo, un eccesso, nell'espressione della propria sessualità come effetto di un non riconoscimento.
 

Un freno al godimento


Ciononostante bisogna dire che l'omosessualità non è mancante d'amore ed è proprio questo ingrediente, l'amore, seguendo il filo delle logiche dell'inconscio, a toglierla dalle perversioni. L'amore è un freno alla perversione. Questa mia formula corrisponde a quella di Lacan che dice: il piacere è un freno al godimento. Basta leggere le poesie del poeta arabo, Abu Nuwas, per ritrovare la dimensione dell'amore al maschile.
 

«Sono innamorato ma non posso dire di chi,
Ho paura di lui che non ha paura di nessuno.
Quando penso al mio amore per lui,
Mi tocco la testa e mi chiedo se sia ancora attaccata».
 

Vedete come il perdere la testa, in quanto sintomo dell'amore, trascende il binario: uomo-donna. E qui bisogna dire che il terzo sesso non esiste così come non esistono i sessi. Ci sono due binari, maschile femminile, entrambi ritrovabili nella soggettività umana. È questo il grande apporto di Flies, quando in una lettera rivolta a Freud, afferma che le componenti, maschile e femminile, le ritroviamo sia nell'uomo che nella donna.
Seguendo questo filo, Lacan inferisce un duro colpo quando dimostra, per via matematica, che l'eterosessualità non esiste, l'omosessualità sì. Ciò vuol dire semplicemente che il binario Uomo- Donna non è soggetto all'addizione. Anche per questo, per l'analista di un'altra specie, il rapporto sessuale non esiste.
Di fronte all'impossibilità di fare Uomo + Donna, nella vita quotidiana, secondo Melman, abbiamo a che fare con un uomo, per lo più confuso, e una donna, per lo più sconsolata.
 

Una scelta inconscia


Così Freud con la sua psicoanalisi, rompe con quella forma di pensiero arcaico e restituisce alla sessualità umana una sua dignità. A differenza di Napoleone per il padre della psicoanalisi l'anatomia non è il destino. Anche per questo, essendo la sessualità umana una scelta inconscia, non rientra nell'ordine delle malattie, per cui, non basta che un uomo vada a letto con un altro uomo per dirsi omosessuale (o una donna con un'altra donna). Così come non basta dire che si è omosessuali per scelta propria, anche perché se uno dovesse decidere di essere omosessuale potrebbe anche, per capricci del destino, un domani, decidere di non esserlo più, ma questo è buffo, bizzarro, dato che nessuno sceglie la propria sessualità, ma si è radicalmente scelti.
 

Uno dei nomi del reale


In questo senso la sessualità umana è uno dei nomi del reale ovvero di ciò che sfugge alla volontà umana.
Per concludere con questa prima parte, voglio dire che negli ultimi anni del suo insegnamento, Lacan definisce la religione, 'il monastero del senso', evidenziando il suo grande potere di rinnovamento. Non è di quest'ordine la nuova posizione adottata dalla Chiesa nei confronti dell'omosessualità? Qualche mese fa c'è stato un vero colpo all'immaginario collettivo, inferto da Papa Francesco, con queste dichiarazioni.
 

"Le persone omosessuali hanno il diritto di essere in una famiglia. Sono figli di Dio. Nessuno dovrebbe essere estromesso o reso infelice per questo. Ciò che dobbiamo creare è una legge di convivenza civile. In questo modo sono coperti legalmente. Mi sono battuto per questo".


Forse dovranno passare altri 100 anni per cogliere l'importanza della psicoanalisi nella società, e per trasmettere ai clinici della mente umana, con termini semplici, la scoperta freudiana che nell'inconscio la differenza sessuale non esiste. 

In foto cavallo blu con arcoballeno.

domenica 22 agosto 2021

EDISON PALOMINO

(Breve commento: discussioni psicoanalitiche di Odessa)

 


 

Oggi è stata la seconda giornata dedicata ad argomenti fondamentali in psicoanalisi: pulsione, desiderio e godimento. Tre elementi importanti della soggettività umana. A proposito della pulsione di morte, mi è stata fatta una domanda riguardante la situazione socio politica in Afghanistan. Mi è stato chiesto se la psicoanalisi avesse qualcosa da dirci o se rimanesse sulle sue, al sicuro tra quattro mura, a ignorare quanto avviene fuori. Non bisogna dimenticare che per Freud non esiste la psicologia individuale ovvero che la psicologia è sin dall'inizio sociale. Questo punto viene da Lacan formalizzato in questa maniera: S1 ---> S2. Lacan dice che perché ci sia la possibilità di un discorso, il significante S1 è chiamato ad articolarsi con il significante S2. L'uomo mira a questa articolazione e la sua sofferenza è legata ad una faglia in questo tentativo. Questo per via della non esistenza del rapporto tra i sessi.

La psicoanalisi allora transita tra questo S1 ed S2. Questo vuol dire che non c'è modo di pensare alla psicoanalisi come qualcosa al di fuori degli interessi umani. Quando Freud dice che la psicoanalisi è extraterritoriale non si riferisce ad un abbandono o indifferenza delle faccende quotidiane. D'altronde nei suoi testi: 'Psicopatologia della vita quotidiana' e 'Il disagio della civiltà', ci fa toccare con mano l'importanza della psicoanalisi nella società.
 
La psicoanalisi è da tempo scesa dal lettino ed ogni suo contributo è orientato dai suoi principi, che sono quelli dell'inconscio. Per cui bisogna abbandonare questa idea della psicoanalisi in solitudine. Certo lo psicoanalista lavora in solitudine ma la sua solitudine non è quella del malinconico che muore pietrificato dal suo fantasma; è un'altra forma di solitudine, che per via del desiderio indistruttibile, mira alla produzione di un discorso. Così i ricercatori più vivaci sono gli psicoanalisti, loro sono in un continuo romanzo con il sapere; romanzo in continuo conflitto.
Nel suo testo 'Totem e Tabù', Freud ci presenta la ferocia del potere, dell'Uno tutto solo, nella veste del padre orango. Un padre potente che crea regole a suo piacimento: si fa le donne che vuole, uccide e scaccia i figli. Nel mondo attuale c'è una tendenza, un forte ritorno a questo punto primitivo del potere. I partiti politici più estremisti virano verso questo punto, il controllo delle masse.
Vedete come per Freud inizialmente c'è il diavolo e che solo la sua uccisione permette ai figli la creazione delle prime forme di civiltà attraverso accordi, patti. I talebani sono solo un esempio di questo ritorno al volto del padre feroce ma non si sa ancora quali saranno gli effetti del loro potere al governo. Che siano essi il diavolo non lo si può dire, è ancora presto, anche perché al momento parlano di inclusione e l'inclusione, lo sappiamo, è quella forma di politica che ha dato più frutti favorendo lo sviluppo delle società. Prendete "Perché falliscono le nazioni" di Acemoglu e Robinson e vedrete come non è la democrazia a favorire lo sviluppo, ma le istituzioni inclusive.

Voglio solo dire che c'è una forte tendenza, un ritorno della ferocia, ma che la questione in molte nazioni rimane sospesa. È tutto da vedere anche per la questione del Covid19, che ha introdotto un'altra forma di politica che è sui passi di Totem e Tabù. Freud, se sappiamo leggerlo in chiave moderna, è davvero potente. Ebbene la pulsione di morte è la testimonianza, l'incarnazione di questa tendenza verso la distruzione, verso il punto zero della fisica. È in questo modo che Freud si è rivolto ad Eistein, colpendolo per sempre. 

 

Dott. Edison Palomino
Specialista in psicoterapia psicoanalitica
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Consulenze in tre lingue: italiano spagnolo e inglese; anche tramite Skype: dr.edisonpalomino


sabato 21 agosto 2021

 EDISON PALOMINO

(Breve commento: discussioni psicoanalitiche a Odessa)

 


"Diagnosi in psicoanalisi"

È un titolo divertente, chissà quante risate si farebbe Aristofane, il buon comico. Diagnosi è un termine medico e come ricordava uno dei partecipanti, un ragazzo molto vivace, 'appassionato di psicoanalisi', così si è definito, Freud e Lacan erano medici. Ebbene sì! Freud era un neuropsichiatra e Lacan uno psichiatra, chiamiamoli così, giusto per non lasciare solo Aristofane.

Freud ci ha lasciato i suoi casi clinici, delle vere testimonianze degli effetti della parola sull'Uomo. Tutto quello che Freud chiama sintomo è articolato come un linguaggio. Esso, si annoda e anche snoda. Ma bisogna dire che per quanto Freud abbia dato un grande valore al Simbolico, per lui, il Reale è sempre in gioco.In una lettera a Weiss Freud gli suggerisce di non toccare sfere che il paziente non è in grado di reggere. Ecco una pillola di cui Lacan si è servito e anche Miller, quando nel lontano 98'-99', ha introdotto la psicosi ordinaria.
In medicina la diagnosi ha a che fare con un insieme di categorie che sono come delle mode che si modificano nel tempo. In psicoanalisi invece abbiamo a che fare con delle strutture che sono, dice Lacan, effetti reali della catena simbolica: nevrosi, psicosi e perversione. La catena simbolica, in quanto effetto di linguaggio, è anche essa reale.
Dunque su un caso di fobia grave, per esempio, non ne facciamo una diagnosi, non nel senso psichiatrico. Ma attraverso la costruzione della storia del soggetto, cerchiamo di capire la sua struttura. E si può fare lo stesso con tutte le categorie create dalla psichiatria americana. Anche qui si coglie l’importanza della psicoanalisi in quanto clinica del caso per caso. Forse in futuro avremmo qualche psichiatra designer che introdurrà dei nomi, etichette più affascinanti. Senza vena di offendere, qui seguo solo i passi di Aristofane. Bisogna, dunque, ricordare che la psicoanalisi non è in conflitto con la medicina, la filosofia o la religione. Ma tutto il contrario che essa si serve delle varie forme di sapere per restituire alla persona la sua dignità in quanto soggetto fatto da desiderio e godimento.

Lo stesso ragazzo, che chiamerei brillante per via della sua formazione, ci ha poi presentato un caso clinico in cui per tutto il tempo scambiava godimento con piacere. Per lui il soggetto con cui aveva a che fare si divertiva sempre, ebbene sì il godimento è sempre in gioco ma in psicoanalisi viene distinto dal piacere.

Freud nel suo 'al di là del principio di piacere' ci ha parlato del piacere in quanto nucleo del dispiacere, il che vuol dire che nella sofferenza c'è un piacere inconscio in gioco. Per questo si suol dire che in fondo anche quando si sta male si gode. Il malinconico per esempio, questo maledetto sadico di sè stesso, alla domanda sul come sta, risponde di stare male giusto per non dire quanto bene sta dentro. Ma guardate che il godimento non è il piacere che si nasconde nel dispiacere. Il godimento, come dice Colette Soler, può sconfinare nella sofferenza ma non per questo è piacere o dispiacere. Quindi il godimento di Lacan non è la pulsione di morte di Freud. Questa è una distinzione importante che merita essere approffondita.
Lacan era freudiano, lo disse lui stesso nel suo ultimo seminario a Caracas Venezuela: 'Chiamatevi lacaniani se volete, io sono freudiano". Non aveva per lui senso sostituire nomi introdotti da Freud, del tipo, Trieb per Jouissance. Riguardo il nome 'psicoanalisi', per esempio, diceva che era deviante e che non rispecchiava la nostra prassi ma che bisognava mantenerla solo perché Freud così l'aveva voluto. Diceva lo stesso dell'inconscio, il quale viene scambiato per il suo contrario, il conscio, ma niente affatto, inconscio non è il contrario di conscio, non nel senso di Freud. L'inconscio freudiano opera per via obliqua e questo cambia completamente la clinica ordinaria.
Per avere un'idea sul godimento, l'eccesso, basta riprendere l'esempio della bambina che si nasconde dietro alla tenda. Quelle scarpine che vedrete spuntare da sotto le tende, rispecchia bene il godimento di cui parla Lacan. 
 
Dott. Edison Palomino
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venerdì 16 luglio 2021

 

                                                                    Edison Palomino
                                                           "Testimonianze: Il caso di A"
 
 

 
 
A inizio pandemia, un uomo di 44 anni mi contatta perché depresso per via della sua situazione sentimentale. È sposato da anni, ma la moglie ha conosciuto un altro uomo per cui gli ha chiesto di lasciare casa. Lui acconsente e così decide di andare in un hotel finché non avrà trovato un altro posto dove vivere.
Alle sue sedute tramite Skype si collega da diversi luoghi pubblici. Mi chiede in continuazione se ciò non rappresentasse per me un problema. Rispondo che questo è il luogo della parola e nello stesso tempo evidenzio l’importanza di garantirsi un posto in cui far fluire la sua parola, senza troppi ostacoli. Dalla volta dopo e fino a quando non avrà trovato una sistemazione si collegherà da un angoletto di una Chiesa vicina al suo lavoro.
Questo uomo, buono di natura, è l’esempio dell’amore cristiano ovvero del sacrificio di sé stessi per la felicità di un altro. In una sessione viene fuori un ricordo che ha segnato il suo rapporto con l’altro sesso.
Da bambino aveva presenziato alla scena in cui la ragazza che gli piaceva se ne andava con un altro bambino, molto più bello di lui. È da questo momento che la bellezza di un altro, la sua superiorità, danno corpo alla sua solitudine, alla rinuncia del suo desiderio a favore del suo godimento. La moglie è innamorata del suo capo e questa parolina, “capo”, è tutto ciò di cui lui ha bisogno per diventare il soldatino del suo fantasma. Ed ogni volta che pronuncia questa parola, lui ride, ignorando la vergogna dipinta sul suo volto.
Nello schermo c’è il corpo nella sua forma spettrale ma ciò che non rimane spettrale sono la voce e lo sguardo, due oggetti fondamentali nella nostra clinica. La parola non è completamente annullata e quindi non è nemmeno annullata la possibilità del transfert. Ne è un esempio il fatto che dopo un anno di lavoro e allo svelamento di questo suo modo di rinunciare a se stesso, lui decide di spostarsi a Milano, una volta a settimana, per portare avanti un’analisi che possiamo chiamare vera.
Questa è una testimonianza di un caso di nevrosi, in cui si può anche fare buco allo schermo, frantumarlo per restituire al soggetto la sua dignità attraverso la presenza dei corpi.
 
Dott. Edison Palomino
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martedì 22 giugno 2021

EDISON PALOMINO

"Psicoterapia e psicoanalisi" 

 


La psicoanalisi è una prassi senza regole ma non senza principi. E i suoi principi sono quelli dell’Inconscio che tiene conto dell’Io.  Per il padre della psicoanalisi, Freud, l’Io è il campo della coscienza e della percezione. Il narcisismo e l’Ego che la costituiscono sono degli elementi fondamentali per il soggetto. Per questo non c’è soggetto senza questi condimenti fondamentali per la soggettività umana.

In Joyce e nel piccolo Dick della Klein, abbiamo un esempio degli effetti dell’Ego in difetto. L’Io ha una struttura immaginaria ma non per questo è meno importante. D’altronde per Lacan l’immaginario, in quanto registro dell’esperienza umana, insieme al reale e al simbolico, ha un ruolo importante.
Freud parla dell’Ideale dell’io e dell’io ideale, perni importanti attorno cui gira un’analisi: "Wo Es war, soll Ich werden" - "Là dove era l'Es, deve venire l'Io".

Quando Freud parla dell’identificazione del bambino al padre, si riferisce a tutta quella successione di identificazioni che andranno a costituire il suo io. Anche Dora costituisce il suo io a partire dell’identificazione al padre. Lacan ci parla dell’io in quanto matrice, letto per le identificazioni. Tutta la faccenda dell’alienazione, il nostro rapporto con le identificazioni formatrici, importanti per fare accesso al desiderio dell’Altro, ce la giochiamo qui: nel campo dell’io in quanto formatore della relazione immaginaria. E Lacan lo dice in questo modo

“Perché ci sia relazione con l’oggetto bisogna che ci sia già relazione narcisistica dell’io con l’altro”.
 

Nella metafora della cipolla ripresa da Lacan, tocchiamo con mano questa dimensione dell’io in quanto letto per l’identificazione. L’io come la cipolla è fatto da vari estratti che lo costituiscono.

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lunedì 21 giugno 2021

EDISON PALOMINO

"Un paradosso fondamentale"

 


La parola umana per via di un malinteso originario è strutturata da un paradosso fondamentale: da un lato tortura l’uomo ammalandolo; dall’altro, lo guarisce. È in questo modo che si presenta la parola per Freud, ed è proprio con questa dimensione con cui ha a che fare nel suo lavoro con i suoi pazienti.
La famosa «talking cure» scivolata dalla lingua di Anna O, rende conto di questa dimensione della verità sepolta nella parola che, una volta venuta a galla, guarisce il soggetto dai sintomi che lo fanno soffrire.
Freud in questo modo scopre il campo delle incidenze del rapporto dell’uomo con l’ordine simbolico, restituendo alla parola il suo valore, la sua complessità, per lasciarci in eredità ciò che può essere detto in questo modo: l’uomo è malato di parola. Ed è precisamente l’ignoranza o dimenticanza di questo punto a condannare all’oblio questa scoperta freudiana.
Nel seminario sulle “Psicosi” Lacan dirà che la parola è l’oggetto di scambio umano per eccellenza. In effetti non facciamo altro che, fondamentalmente, scambiarci parole. Per questo noi mettiamo in primo piano il rapporto del parlante con il linguaggio giacché l’uomo non solo deve rispondere agli incidenti del suo ambiente naturale, ma anche e soprattutto all’universo significante:

“L’uomo parla dunque, (dice Lacan), ma è perché il simbolo lo ha fatto uomo”.

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venerdì 18 giugno 2021

 

 EDISON PALOMINO 

"È ancora da capire"

 


Le nuove forme di potere introdotte per far fronte al COVID-19, sono dell’ordine di ciò che nel suo “1984” Orwell presagiva, ovvero il controllo delle masse da parte dei governi: tutto si vede, tutto si sente.
Il distanziamento dei corpi e le nuove forme di vita sociale virtuali sono di quest’ordine. Questa tendenza verso il virtuale non è qualcosa che nasce con il COVID-19, ma qualcosa che c’era da prima ma che con la pandemia si è formalizzata.
I colpi che ha inferto il virus hanno modificato l’immaginario collettivo e anche la nostra clinica. I seminari teorici e le analisi di controllo, introdotte subito dopo la creazione del Comitato Internazionale di Formazione nel lontano 1925, sono passati dalla loro forma presenziale a quella virtuale. Basta andare su Youtube per ritrovare un’infinità di seminari e di conferenze delle varie scuole psicoanalitiche tenute in questo primo anno di isolamento. Anche nel nostro campo il virus ha messo il sapere psicoanalitico a portata di mano.
Il remoto ha favorito questa forma d’incontro, attraverso lo schermo, con il corpo dell’altro nella sua forma spettrale, ovunque esso si trovi. Qualche settimana fa Jacques Alain Miller ha fatto la sua apparizione sul campo virtuale, per la prima volta, presentando il suo libro dal nome “Polemica politica”. Alla fine della quale ha riferito di essersi sentito bene. In effetti, qualche settimana dopo ha tenuto un’altra conferenza per i colleghi russi. Quanto durerà questa faccenda, questa prevalenza del virtuale, è ancora da capire.

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giovedì 17 giugno 2021

EDISON PALOMINO

"L’inclinazione dell’uomo all’autodistruzione"

La psicoanalisi ha tirato fuori il peggio dell’essere umano, ciò che abita nel cuore della sua soggettività ovvero la pulsione di morte, attraverso la quale evidenzia l’inclinazione dell’uomo all’autodistruzione.
È con questa sua scoperta che nell’Estate 1932, Freud fa luce alla domanda di Einstein su cosa fare per tenere lontana dagli uomini la fatalità della guerra.
Freud, nella sua lettera di risposta, scrive che la pulsione di morte «opera in ogni essere vivente e che la sua aspirazione è di portarlo alla rovina, di ricondurre la vita allo stato della materia inanimata». Nel suo “Avvenire di un’illusione” dirà che l’uomo è un essere d’intelligenza debole, dominato dai suoi desideri pulsionali. Questa naturale tendenza umana si ripresenta nelle sue varie forme e sfumature.
La pulsione, una forza costante, mira all'annullamento della parola e alle cornici che essa introduce per mediare il rapporto tra i simili. Lotta, aggressività, violenza, prestigio, sono solo alcuni nomi della pulsione di morte. Per questo Freud per far fronte al corpo pulsionale mette al centro del rapporto umano la parola. La sola a mediare, a limitare, a impedire l'annientamento dell'altro [...].

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mercoledì 16 giugno 2021

  EDISON PALOMINO

"Psicoanalisi e Scienza"

 

«Verso una soggettività migliore»

L’ideale esiste a condizione di non essere raggiunto. È questa la sua logica. Per questo parlare in termini di «soggettività migliore» è un'illusione, dato che il soggetto di cui parla la psicoanalisi è scisso, diviso dal linguaggio (il padre, secondo Lacan). La soggettività è costituita da questo reale. Anche lo scienziato quindi è immerso nel bagno del linguaggio come un pesce nel mare. Pertanto, il tentativo della scienza di rimediare a questo difetto originario è destinato al fallimento, ancor prima di iniziare. Lacan formalizza questo punto impossibile, impiegando diversi termini: L'Altro non esiste, il rapporto sessuale non esiste, La donna non esiste. È chiaro che Lacan non è Aristofane il grande comico ma c’è del comico in ciò che enuncia, o come lui dice: del buon vino. È come se per lui non esistesse nulla; tuttavia il suo enunciato segue una logica, quella del linguaggio, dalla quale trae questa conclusione: l’ultimo garante non esiste ma ciò che esiste è l'amore, l’unico a supplire l’inesistenza del rapporto tra i sessi. I poeti lo scrivono in questa maniera: l’amore, quella specie di ponte che mette insieme due abissi. L’amore è un incidente, frattura, qualcosa che non possiamo programmare, né controllare. Fall in love, questo termine inglese, descrive bene questa caduta in amore.

«Perlopiù stupidi»

La pandemia ha aperto la via all’invenzione, ma ha anche tirato fuori ciò che di ridicolo produce il mercato. Vedrete annunci in cui un gruppo di ragazzi, perlopiù stupidi, offrono dei corsi su come fare colpo su una ragazza e viceversa. Il corso si prefigge di insegnare non solo a saperci fare con l'altro sesso, ci garantisce anche che avremo trovato l'amore. Una volta una ragazza mi raccontava di essere stata assalita da un ragazzo mentre camminava per strada. Boom bella ragazza l'ho sorpresa vero? E lei spaventata gli chiese se fosse impazzito. Al che lui rispose: beh alla donna piace essere sorpresa. Lo aveva imparato in questi corsi. Ovidio aveva scritto secoli fa il suo arte di amare. Un vero capolavoro, che tuttavia, più che un manuale, è una una testimonianza dell’impossibilità dell’addomesticamento dell’amore. La scienza è alla ricerca dell'oggetto della felicità, per Freud la felicità non è umanamente raggiungibile, per lui l'oggetto non esiste. Per questo è in origine allucinato.

«Pulsione epistemologica»

Impiegare la frase “pulsione epistemologica” e cioè mettere insieme pulsione ed epistemologia è come mettere insieme dio e il diavolo. Questo mi ricorda Gustave Falubert, per il quale, dio e il diavolo hanno firmato il patto dell'universo con una stretta di mano sotto il tavolo. 

Per Freud la pulsione, la trieb, è una forza costante che non contiene un sapere. Anzi è esattamente l'opposto. Nelle sue conferenze di Rio, Jacques-Alain Miller, la definisce un vettore senza testa. Ecco la pulsione che si soddisfa sempre. E qui possiamo trovare una distinzione tra pulsione e inconscio. La pulsione non è l’inconscio. L'inconscio è articolato come un linguaggio. E’ un sapere che il soggetto misconosce. Quindi la pulsione non è l’inconscio e non è neanche l'istinto. Giacché l’istinto è un sapere, per questo fa da bussola agli animali. Non vedremo mai un cane o un cavallo uccidersi, nemmeno un serpente, tranne quello della bibbia, parlare. Cosa che non possiamo dire degli umani. Siamo malati di parola e questa è la grande scoperta della psicoanalisi.

L’Altro non esiste, l'inconscio sì. Ed è con i suoi effetti, le sue particelle incandescenti, che dobbiamo aver a che fare. Per questo mentre ci sarà un soggetto come Freud e Lacan lo intendono, cioè scisso, ci sarà psicoanalisi. Se la scienza o la religione, dice Lacan, non avrà vinto.

 
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martedì 15 giugno 2021

 EDISON PALOMINO

"Estratto del convegno di psicoanalisi di Kiev"

 

 

Il titolo di questa conferenza «Psicoanalisi e Virtuale: etica, metapsicologia: esperienza e pratica clinica da remoto», ai tempi del Coronavirus, ci introduce nel nucleo dell’esperienza psicoanalitica, senza il quale non ci sarebbe spazio per la psicoanalisi. O almeno, non per quella di Freud, la cui etica non è quella dello Stato, della burocrazia e la sua deontologia, ma quella dell’Inconscio. E l’inconscio è quel capitolo censurato che fa di ognuno di noi una marionetta del linguaggio, di cui, l’inconscio stesso è un effetto. Il drammaturgo tedesco Heinrich Von Kleist, nel suo “Sul teatro delle marionette”, ci fa toccare con mano questa dimensione dell’inconscio in quanto gravità che governa ogni movimento.
La legge dello stato è ciò che vale per tutti e in questo senso è disumanizzante. L’inconscio invece è ciò che rimanda alla singolarità radicale di ciascuno, al proprio godimento particolare. Esso è un fatto di parole ed ha a che fare con la legge del malinteso. E qui possiamo affermare con Lacan che l’inconscio collettivo non esiste, “Ci sono solo inconsci particolari, in quanto ognuno, in ogni momento, dà un piccolo ritocco alla lingua che parla”. Per questo nel linguaggio umano non si riesce mai a dire quello che si vuole; si finisce sempre per dire altro. Il tutto per via di questo malinteso originario, proprio dell’Inconscio, che per Freud non è altro che un sapere parlato e che è per questa ragione che è soggetto a interpretazione.
Ciò introduce per noi una dimensione Altra che tiene conto della legge dello Stato per preservare, per fare uno spazio alla singolarità di ciascun parlante. Soprattutto in tempi come questi, in cui, c’è una continua proliferazione di metodi e di tecniche che mirano alla normalizzazione dell’uomo e in tal modo all’annullamento della sua soggettività.

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lunedì 14 giugno 2021

EDISON PALOMINO
"Una fase di transizione"

 

La casa come il corpo è il luogo del godimento, del conflitto dei desideri: padre, madre, figli. Questo conflitto produce una costellazione di silenzi, pianti, urla, soffocamento ecc ecc. Chi ha seguito persone da remoto, in questo primo anno di pandemia, ha toccato con mano questa dimensione immaginaria.
Essa impedisce la circolazione della parola, lo spazio per la sua intimità. La parola non mira solo al blah blah ma anche alla produzione di un dire.
Tutti i dispositivi, in un certo senso, prendono il posto della casa, alla quale spetta il ruolo di grembo materno. Luogo in cui, diceva Plutarco, Cupido gioca a dadi. I dispositivi riducono gli uomini al bisogno, per molti di loro è una fatica rivolgersi ad un altro quando tutto ciò di cui hanno bisogno è un clic. E questo è un esempio della morte del desiderio.
In una conferenza di psicoanalisi alla quale ho di recente partecipato come relatore, un collega raccontava il caso di un ragazzo che seguiva le sue sedute dal letto. Ciò mi ha ricordato Lacan quando in riferimento a Shakspeare affermava che gli uomini dimenticando il loro desiderio, vanno nella tomba come vanno a letto la sera.
Quando una persona si sposta da casa per andare dal suo analista, entra in gioco l'oggetto transizionale di Winnicott. Il famoso fort-da di Freud, tempo della simbolizzazione. È in questo spazio che avvengono i flash di analisi. Quelle specie di lampi rivelatori di una verità. Vi sono diverse testimonianze analitiche di questo aspetto. Ma tutto questo ha a che fare con la logica della nevrosi.
Per molti soggetti psicotici, invece, i dispositivi hanno una funzione pacificante. L'isolamento dovuto al Lockdown ha portato loro un po' di pace, una boccata d'aria. Prima del lockdown si sentivano soffocati da questa richiesta di inclusione sociale. Ma che fine ha fatto la perversione in tutta questa faccenda? Ancora una volta la perversione resta, il punto di domanda. Qualcuno di Voi ha avuto a che fare con soggetti perversi? Qualcuno che sia stato da loro angosciato?.
Il VIRTUALE non è la FANTASIA. Trovo utile distinguere questi due significanti. È con la fantasia che il nevrotico supplisce quel pezzo di piacere che nella realtà non può ottenere. Mentre per lo psicotico, la fantasia è ciò che gli serve per ricostruire una nuova realtà, con tutte le sue forze, diceva Freud in riferimento al Presidente Schreber. Il Virtuale non è mancante di regole e di leggi. Lacan diceva che le parole venivano da un campo che dovevamo dedurre fosse VIRTUALE. Non lo possiamo vedere né toccare ma esso opera in ogni momento. E questo luogo virtuale, servendosi della topologia, lo ha chiamato "A": il campo del tesoro dei significanti.
Il VIRTUALE di cui stiamo parlando è IMMAGINARIO, certo, ma non manca di elementi reali e simbolici. L'economia umana, per esempio, è virtuale. Pretendete i principi della Bitcoin e vedrete come essa cerca d’introdurre un cambiamento economico epocale. Ma perché tutto questo funzioni, ci vuole un corpo. Abbiamo bisogno del nostro corpo per manipolare, per schiacciare, per fare online/offline. Il corpo non è completamente escluso, non è precluso. Per questo il virtuale non è una psicosi. Ma si tratta della presenza del corpo nella sua forma spettrale L'organismo è reale, il corpo invece è immaginario, Gestalt, consistenza mentale che trova la sua forma ortopedica davanti allo specchio.
La psicoanalisi non si riduce al Virtuale per il semplice fatto che essa è il campo del godimento e del desiderio nella loro dimensione reale. E per questo ci vuole la presenza del corpo.
Lacan nel suo Seminario "Il rovescio della psicoanalisi" afferma che il luogo pre-interpreta, e in questo modo esso fa cornice. La posizione dell’analista, in quanto luogo particolare, segue questa logica significante.
La pandemia per COVID-19 ha introdotto una fase di transizione, non una fase definitiva. Nonostante i vaccini si mostrino insufficienti. E le varie esperienze da remoto, tornate alla loro dimensione presenziale. Sono una testimonianza di questa fase di transizione.
 
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martedì 8 giugno 2021

 EDISON PALOMINO
"La malattia del lamento"
 
 
 
Il mistico e maestro spirituale indiano, Osho Rajneesh, più noto al mondo come Osho, diceva.

“Quando una cosa è negativa, tienila per te; quando è positiva, condividila".

Ci sono molti rapporti in cui la lamentela della propria sofferenza è l'oggetto principale. Essere negativi nei confronti della vita è un'altra forma di lamento sterile di ciò che non va.
Questa forma precaria di rapportarsi agli altri non tiene, infatti lo si vede quando dopo un po il rapporto finisce: ed ecco la piccola canaglia che va in giro a lamentarsi che la colpa è sempre dell'altro che non la capisce. Per guarire dalla malattia del lamento è utile servirsi del proverbio del maestro indiano e condividere cose, idee e esperienze positive.
Fate prima a condividere le vostre esperienze negative con un professionista (psicologo, psicoterapeuta o psicoanalista). Starà a lui il compito di aiutarvi a introdurre cornici simboliche che non vi faranno perdere in diavolerie immaginarie.
Addio lamento! Addio pianto! Addio a tutto ciò che solo genera dolore e sofferenza gratuita. 

In foto frammenti del Compianto su Cristo morto, ca.1485-89, terracotta, già Chiesa Sant'Antonio di Castello, Venezia, Musei Civici di Padova 
 
Dott. Edison Palomino
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