lunedì 31 maggio 2021

 EDISON PALOMINO

"Il trionfo della pulsione"

 

La violenza è il tempo della pulsione, dell'annullamento della parola e delle regole che servono a mediare il rapporto tra i simili. Lotta, aggressività, violenza, prestigio, sono solo alcuni nomi della pulsione di morte. Freud per far fronte al corpo pulsionale, all'odio tra i simili, mette al centro del rapporto umano la parola, oggetto di scambio umano per eccellenza, perché è solo essa a mediare, a limitare, a impedire l'annientamento dell'altro.

Una dimostrazione

Si legge sulla Repubblica:
 

"Willy Monteiro Duarte è stato aggredito e preso a calci e pugni da un gruppo di ragazzi perché aveva cercato di proteggere un coetaneo".

Continua l'articolo con la testimonianza del padre di uno degli amici di Willy.

"Erano appena usciti da un locale e stavano tornando alla macchina quando si sono accorti di una rissa in corso. Mio figlio e Willy si sono avvicinati per calmare gli animi ma quelle persone, delle bestie, perché solo così si possono definire, hanno iniziato ad aggredire anche loro e quelli che erano intervenuti. [...] Lo hanno pestato a sangue e preso a calci in testa".

È incubo! Orrore! Tragedia! Dolore! Un ragazzo viene ucciso e con lui si assiste al fallimento della parola, all'impossibilità del dialogo, giacché, ogni forma di mediazione è un tentativo di far funzionare la parola.

È il trionfo della pulsione, incarnata da quattro ragazzi che non hanno fatto altro che portare a termine l'odio per il loro simile. Questo fenomeno che, oggi più che mai, colpisce la soggettività contemporanea, è per Freud il sintomo di ciò che non va nella civiltà.

Dott. Edison Palomino

Specialista in psicoterapia psicoanalitica
Riceve a Milano su appuntamento al 345 453 4832 
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anche tramite Skype: dr.edisonpalomino

venerdì 28 maggio 2021

 EDISON PALOMINO

"Un atto di responsabilità"

 
Il bambino prima di parlare è parlato. Ancora prima della sua nascita qualcuno parla di lui, lo immagina, gli da un nome e progetta quello che sarà il suo destino.
In questo modo viene segnato dalle parole degli altri. Sono questi segni, morsi della parola, che lo accompagnano per tutta la vita.
La famiglia trasmette non solo ideali ma anche il modo di godere, di sentire e di amare. E noi lo vediamo quando nella nostra clinica incontriamo uomini e donne che, identificati a quanto gli è stati trasmesso, non sanno scegliere perché divisi tra il il proprio desiderio e il desiderio della famiglia.
La parola morde, segna, precede e sussiste l'uomo.
Evidenziare il potere del linguaggio e della parola sugli esseri parlanti serve a dire che nessuno è colpevole di ciò che riceve e trasmette, ma responsabile sì.
Là dove c'è in gioco la parola c'è sempre un atto di responsabilità. E la responsabilità è il miglior modo per far fronte alle difficoltà della vita. 
 
In foto il capolavo di Pablo Picasso, intitolato: Maya con la sua bambola.

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giovedì 27 maggio 2021

EDISON PALOMINO

"Radicalmente diversi"

L'idea Ovidiana che le donne vanno a letto con gli uomini per poter parlare mentre gli uomini parlano con le donne per poter andare a letto, ha una sua verità. Le donne si innamorano dall'orecchio e questo vuol dire che per loro la parola resta l'elemento fondamentale per raggiungere l'amore. E la parola, quella vera, non è l'aria che soffia il vento, ma materia, compromesso.
Gli uomini, dal canto loro, si innamorano dagli occh. La forma è per loro l'elemento fondamentale per soddisfare l'occhio e nello stesso tempo per allontanarsi dall'amore.
Per questo uomini-donne si ritrovano su orizzonti inconciliabili, perché radicalmente diversi per struttura. Non c'è nulla che li unisca tranne l'amore. E l'amore è l'immaginario di ciascuno, dice Lacan, e si sostiene nel patto, nel compromesso, nella messa in atto della parola vera.

In foto il meraviglioso dipinto di Artemisia Gentileschi, intitolato: - Susanna e i vecchioni.

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mercoledì 26 maggio 2021

EDISON PALOMINO 

"Legge e desiderio"

 

L'uomo è disubbidiente per natura. Qualunque cosa gli si chieda finirà sempre per fare altro. Questo suo essere disubidiente è la fonte di tutte le sue tragedie, tragedie che possiamo scrivere in una formula, quella di San Paolo,

"La forza del peccato è la legge".

Nella mitologia Cristiana, per esempio, abbiamo Adamo, il quale, ignorando il mandato del padre, finisce per mangiare la mela dall'albero proibito, introducendo, in questo modo, il peccato originale nella vita umana. Pandora, la bella fanciulla della mitologia greca, mancando al mandato di non aprire il vaso, da' fine a ciò che era considerato il paradiso terreno, luogo della vita eterna.
Veniamo all'uomo contemporaneo, più comico di lui nessuno. Scrivete su un pacco di sigarette: "fumare uccide" e lui non vedrà l'ora di fumarle tutte.

Queste sono solo alcune testimonianze del conflitto di struttura che c'è tra legge e desiderio, così ben colta da Sant'Agostino per cui ciò che è proibito è ciò che è desiderato. Infatti, lui scrive:

"la trasgressione [...] non ci sarebbe, se non ci fosse la legge."

L'uomo è disubbidiente per natura. Qualunque cosa gli si chieda finirà sempre per fare altro.

Freud scopre questa dimensione e mette su un primo piano il rapporto dell'uomo con l'Ordine Simbolico, luogo del suo dramma originario, da dove, cadono le parole che andranno a costituirlo, segnandolo per sempre [...].

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martedì 25 maggio 2021

EDISON PALOMINO

"La dimensione temporale della verità"



Nessuno muore per amore, ma per mancanza d'amore. L'amore rimane la questione, l'elemento più importante nella vita degli esseri umani.
Abbiamo ormai imparato che l'amore non è eterno ma è precisamente per questo che esso pretende di esserlo, talvolta a tutti i costi. Ma anche nell'amore troviamo qualcosa che fa questione, irruzione, si tratta della dimensione temporale della verità, dimensione che fa crollare l'idea, l'illusione, che ci sia una verità assoluta e che essa sia eterna.
 
Una paziente in seduta lamentando la perdita di un amore, manifestava la sua confusione in questi termini "ieri diceva che mi amava, oggi non mi ama più, forse non era vero quello che diceva". 
Quello che invece la dimensione temporale della verità ci dice è che ciò che l'amato diceva ieri è vero quanto ciò che ci dice oggi.
 
Mi amava ieri? Sì 
Oggi non mi ama più? Sì 
 
Questa verità per l'amante è tragica, ci vuole del tempo per soggettivare, per digerire, questa dimensione che fa irruzione in ogni campo della vita umana. Ma l'amore è ribelle, capriccioso, non si arrende, mette in atto un insieme di regole e di leggi che gli sono proprie. Così lotta contro le delusioni che fanno affogare il deluso in diavolerie immaginarie, certezze, che, dopo quell'amore perduto, non ce ne sarà un altro.
Questa falsa credenza porta ad una chiusura che annerisce lo spazio divino, letto universale illuminato da scintille incandescenti che rendono viva la notte. L'amore si rinnova sempre e con un atto miracoloso, dà rimedio a quella faglia originaria che separa l'uomo dalla donna. 
Seguendo questo filo logico troviamo nella poesia una definizione meravigliosa sull'amore: l'amore per i poeti è quella specie di ponte che mette insieme due abissi (uomo-donna).

In foto il capolavoro di Francesco Hayez - Il bacio.
 
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lunedì 24 maggio 2021

EDISON PALOMINO

"La perdita dell'oggetto amato"

 

La morte insieme al sole è una delle due cose che non si può guardare in faccia, essa è inaccessibile all’esperienza umana, pezzo di Reale non abbordabile dall’Ordine Simbolico. È in questo punto che la  morte si costituisce come uno dei nomi del reale. Per Heidegger la morte in quanto dato empirico, fenomeno della vita, singolarizza, nel suo Essere e tempo infatti scrive:

“Si sa della morte certa e tuttavia non si «è» propriamente certi della propria”.

Nella lettera della felicità di Epicuro troviamo sostegno a tale affermazione:

“Quando noi viviamo la morte non c'è, quando c'è lei non ci siamo noi".

Questo punto radicale d’ignoranza della propria morte è per Freud costituito dal destino umano ovvero dall’essere per la morte che dirà Lacan: “lascia vedere al minimo lapsus che è della morte dell’altro che si tratta”.

Nessuno è testimone della propria morte, si è sempre davanti alla morte dell’altro, è l’altro a scomparire restituendosi alla natura. La morte per il padre della psicoanalisi si costituisce come il pagamento del debito originario che ciascuno ha con la natura, punto radicale che condanna l’altro alla sepoltura eterna nel letto solitario senza cognizione di Wordsworth. Gli effetti che tale perdita produce dipendono dall’intensità del legame che si ha con l’oggetto perduto con cui rischiamo di seppellire le nostre speranze, le nostre ambizioni, le nostre gioie. Dunque, quel pizzico di sapere che possiamo avere dell’enigma chiamato «morte», è legato alla perdita di un altro a noi essenziale, il cui effetto lacera il corpo facendo sprofondare il soggetto nel dolore, talvolta trovando rifugio nella follia:

"[...] ed ecco, infine,(dirà Freud), l'enigma doloroso della morte, contro la quale nessun farmaco è stato ancora trovato né probabilmente si troverà mai."

La morte ci sorprende con il suo tempestoso arrivo, per Shelley un colpo spaventoso che per dirla con de Montaigne “ci vende troppo cara la sua merce”. La letteratura, la poesia e la clinica, ci fanno toccare con mano questa dimensione insondabile del dolore umano come causa della perdita dell’oggetto amato. La Signora Hermet, nei racconti di Guy de Maupassant, il giorno dopo la morte del figlio si mise a piangere e non poté mangiare nulla, tanto si sentiva piena di tormento, rifugiandosi in questo modo nella follia. Lo stesso Freud fu colpito dalla morte del nipotino Heinerle di cui disse: “so di non avere mai amato un essere umano, e sicuramente mai un bambino, quanto lui”. Alla morte del nipotino, Freud, l’uomo senza lacrime, pianse [...].

In foto il capolavoro di John Everett Millais, intitolato: Ophelia.

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venerdì 21 maggio 2021

 

 EDISON PALOMINO

"Amore e solitudine"

 

A proposito della scoperta femminile, Lacan dirà che le donne hanno capito molto bene che l'uomo è "uno strano uccello". 
In effetti quello che tocchiamo con mano nei rapporti d'amore è che, quando una donna non trova un uomo che sia un uomo e cioè un Uomo all'altezza del suo nome, diventa collezionista di uccelli.
Il continuo cambio di partner da parte della donna sta a testimoniare questo punto.
Per la psicoanalisi Uomo-Donna, non si riducono all'organicità del corpo ma si elevano alla supremazia dell'essere: un Uomo è un Uomo nella misura in cui è all'altezza della sua funzione e vale lo stesso per una Donna. Se per il piccolo gigante, Napoleone, l'anatomia è il destino, per Freud invece è il contrario ovvero l'anatomia non è il destino.
Una donna al di là di ogni cosa mira all'amore ma il problema è che non sempre lo raggiunge, rischiando in questo modo di finire sepolta nella solitudine; solitudine che, sta a testimoniare l'impossibilità maschile di essere all'altezza dell'amore di una Donna [...].

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giovedì 20 maggio 2021

 Edison Palomino
"Il godimento femminile"


[...] se gli uomini falliscono nel loro tentativo di capire le donne, è perché la comprensione femminile non si riduce all'ordine simbolico, ovvero al mondo delle parole e all'universo di significati che esse producono. Ma al contrario, l'ordine simbolico trova nella donna il suo limite. Qualsiasi cosa dite ad una donna o qualunque cosa fate per lei, non sarà mai sufficiente.
La donna è capricciosa, testarda, a volte vuole comandare come un uomo ma sempre dalla sua condizione di donna.
Nell'isteria per esempio, assistiamo alla messa in scacco della medicina, al crollo del sapere della scienza medica. Per questo Lacan nel suo "Rovescio della psicoanalisi" dirà che l'isterica cerca un padrone su cui comandare.
Il capriccio femminile non ha a che fare con la volontà della donna, ma con ciò che resta in lei escluso, fuori. Non è lei a decidere di comportarsi in quel modo, anche per lei si tratta di una scoperta, dell'incontro con un eccesso, con un troppo di insopportabile che lei stessa non riesce a padroneggiare. Ma la cosa curiosa e divertente è che, quando una donna trova l'amore,  come opera della grazia, questo punto di eccesso si riordina, non la sconvolge più come prima, ma la solletica per il resto della sua vita [...].

In foto, il capolavoro di Ralph Brown, intitolato: The wife (La sposa).


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martedì 18 maggio 2021

EDISON PALOMINO 

"La tendenza alla femminilizzazione"


Nonostante la sua funzione sia stata messa in scacco venendo a meno, il Padre gioca ancora un ruolo importante nella società umana, sia come garante della trasmissione del desiderio sia come garante dell’Ordine. Con il deterioramento del padre biologico, padre di carne e ossa, il matriarcato e le nuove forme di donne al maschile, in fondo non fanno altro, oggi più che mai, che rivendicare il Padre nel suo più alto grado. E il Padre nel suo più alto grado è il padre svuotato di godimento ovvero il padre morto. Così per Freud sin dall’origine il Padre è di pura perdita e si costituisce in quanto non esistente: il Padre non esiste, esistono solo i padri al singolare. Alcune forme di padri al singolare sono il padre legislatore e il padre umiliato, due forme rovesciate del padre padrone.

Alla morte del Padre, evento triste salutato con gioia dai figli cannibali, ciò con cui abbiamo a che fare è con delle cicatrici che tale perdita lascia. Questa ferita originaria, passa attraverso momenti vari di sanguinamento come causa del cambiamento nell’Ordine simbolico, il cui nocciolo è costituito da eventi contingenti.

L’Ordine Simbolico si rinnova nelle sue varie forme al di là di ogni forma di ideale. Uno di questi primi cambiamenti avviene, ancora prima di Pascal, con Copernico e la sua decentralizzazione della terra e nella società contemporanea con la riduzione del padre reale alla sua dimensione immaginaria. Le varie forme di tossicodipendenza e non solo, testimoniano la tendenza alla femminilizzazione del mondo. Femminilizzazione da intendere come quel godimento opaco che sfugge alle reti della significazione.

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lunedì 17 maggio 2021

EDISON PALOMINO 

 "Cose di famiglia"

 
 
 
La donna fa il suo ingresso alla maternità tra sangue e dolori. È così che ci presenta l'atto di nascita il vecchio Plutarco. La maternità della donna si materializza nell'urlo del neonato ma ha inizio ancora prima e cioè nel momento in cui il neonato è stato da lei desiderato. Così la madre con la sua voce, il suo sguardo e le sue cure, segna il bambino, futuro adulto, per sempre. 
La madre è la prima educatrice per eccellenza, ella educa: nutre, pulisce. Tutta la questione del trattenere e dell'espellere nel neonato, è una risposta a questa richiesta materna.
La madre è anche la prima psicoanalista per eccellenza; ella interpreta: "piange perché ha mal di pancia", "sorride perché è felice".
La madre è di tutto e di più nello stesso tempo, la sua funzione è a 360 gradi, anche per questo da qualche parte ho affermato che la sua origine è terrena e non ha a che fare con il mondo divino. 
 
L'origine della maternità, la troviamo nella fantasia che mette in atto la fanciulla. È a partire da questo momento che la donna è abbracciata dal desiderio della maternità, chiaramente per un'identificazione alla madre. In effetti i primi giochi della bambina hanno a che fare con la cura dell'altro. La piccola prende la bambola, la veste, la alimenta, la prende in braccio, ma soprattutto le parla e capita che la bambola risponda, talvolta anche con dei capricci. Ma la cosa sorprendente è che la piccola madre difficilmente perde la pazienza. 
Nel dolce mondo magico della fanciulla, tutto prende vita ma non tanto per via dei bisogni primari che ella offre, quanto per il fatto di parlare; è nelle parole e grazie ad esse che persino un oggetto di plastica si umanizza.
 
"Madre" così è un significante, un nome, potente. Ed è per questo che ognuno dice della propria madre che, come lei, nessuna. È la madre a introdurre il neonato nel mondo della parola e della cultura, dove quest'ultimo gioca la sua partita. È in questo modo che Freud ci presenta la maternità, momento in cui sono i significanti che lei mette in circolazione a fare da matrice per ciò che sarà la soggettività del piccolo uomo (o la piccola donna). È importante distinguere il desiderio della madre dal suo godimento. Il suo desiderio fa da cornice mentre il suo godimento è fonte di tutti i mali. Ma questa frontiera tra desiderio e godimento viene limitata, evidenziata, diciamo pure introdotta, dal padre reale. È qui che il padre di carne e ossa viene chiamato in causa. Ed è proprio il limite che lui introduce ad elevare la paternità a funzione.
Per Lacan il desiderio è freno al godimento. E qui siamo già al secondo tempo dell'Edipo ovvero nel tempo del Padre reale, momento in cui, egli, attraverso l'interdizione, rende possibile l'umanizzazione del Reale. E il reale non è la realtà. Il reale è senza legge.
 
Il padre allora interdice non il bambino, non la madre, ma il godimento della madre. È in questo modo che la donna non viene inghiottita dalla maternità. Luogo in cui rischia di ritrovarsi: madre tutta madre.
Tutte queste dinamiche, perlopiù inconsce, messe in atto nei primi anni di vita del bambino, vengono da Freud incorniciate all'interno di questa parolina da tutti noi conosciuta: Edipo.
E l'Edipo di Freud non ha tanto a che fare con quella lettura ortodossa e semplicistica che ci dice che il bambino va a letto con la madre dopo aver ucciso il padre. Ma con l'umanizzazione del reale. È in questo senso che l'Edipo va a costituirsi come uno dei nomi del sintomo.
Tutte le analisi allora passano attraverso la rememorizzazione di questo tempo perduto. Una volta sdraiati sul lettino dell'analista, finiamo sempre per parlare di papà e di mamma. O per dirla in altri termini: di cose di famiglia. Ed è per questo che l'analisi personale ha a che fare con la dura legge di Freud:
 
"Decifra il tuo inconscio perché ciò che non volevi, ciò che non conosci, verrà usato contro di te".

Mettendo insieme le cose di famiglia possiamo affermare che la genitorialità è uno dei nomi del reale. E ciò a partire dalle dinamiche contingenti che ci sono in gioco [...].
 
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domenica 16 maggio 2021

 

EDISON PALOMINO 
"Diego: tra desiderio e godimento"
 
 
Per Freud costruire la personalità dell'uomo sulla sua opera è la via sicura verso l'idealizzazione.
In questo senso, il "Pibe de Oro", non può non occupare quella posizione che solo a un Grande spetta: Diego Armando Maradona 'il D10 del calcio'.
Freud dice anche che costruire la personalità dell'uomo sulla sua vita comporta la caduta dell'ideale, in effetti scrive
 
"[...] apprendendo parecchie notizie della vita di un Grande, verremo a sapere di circostanze nelle quali egli, in effetti, non si è comportato meglio di noi [...]" .
 
In questo modo arriviamo a ciò che divide coloro che portano su un altare il loro idolo, da coloro che invece lo fanno crollare.
Questa divisione non è altro che il predominio del rapporto speculare, campo in cui la sfida, e la lotta, sono garantite. La morte dell'altro comporta un'idealizzazione che lascia nell'oblio il suo essere umano troppo umano. Umano troppo umano non nel senso del sogno Nietzschiano ma nel vero senso, quello dell'incubo: l'uomo e i suoi eccessi. Tuttavia qualcosa non funziona, l'Immaginario fa irruzione, sciopera nelle reti. 
In "Massenpsychologie und Ich-Analyse" pubblicata per la prima volta in "Internationaler Psychoanalytischer" nel 1921, Freud aveva già messo in evidenza il dominio delle affezioni e identificazioni che sono in gioco nelle masse.
Così, facendo un po di ordine nella foresta immaginaria, lasciamo il Pibe, e il suo oggetto di godimento, per dare spazio all'oggetto causa desiderio, il tempo dell'Alterità al di là degli ideali (ma non senza rapporto all'Altro). 
Il piccolo uomo prende la palla, sgambetta i rivali, si diverte, con la sua passione per il suo oggetto, fa la differenza e ci fa assistere alla danza dei significanti su un campo di calcio: "Live Is Life". È con questa sua singolarità che tocca l'altro, che lo sveglia, che lo rende desiderante.
Così si dà avvio a quelle che saranno le future generazioni del calcio. Per molti di loro l'incontro con questo piccolo uomo  e il suo rapporto con la palla ha rappresentato l'incontro con il desiderio, con la vita e Lacan ci insegna che un incontro è sempre felice. 
La mano di Dio è uno schiaffo all'Altro, a dita chiuse, un buco allo Sguardo, un renderlo cieco, il tutto avviene in un attimo: Mondiali messico '86. 
Il desiderio è il desiderio dell'Altro ed è precisamente nel suo campo che bisogna prendersi il proprio tesoro, il proprio significante, con cui danzare sul palcoscenico della vita fatta da desiderio e godimento [...].
 
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venerdì 14 maggio 2021

EDISON PALOMINO 

"Il distanziamento sociale non esiste"

 
Sorge una nuova epoca da decifrare, tutto cambia, non solo per opera dell’uomo e delle sue invenzioni, tra cui il capitalismo, ma anche per incidenti della natura che vanno a colpire la soggettività umana. Un esempio è il Covid-19, che ha prodotto un movimento sismico e ha messo in crisi le istituzioni umane. 
 
Questo lembo di reale ha colpito l’immaginario collettivo, ferendolo; questo evento traumatico viene affrontato con l’illusione, la speranza, che la sua durata sia transitoria quindi che ci sarà un ritorno alla normalità, ma questa promessa dell’animale politico è ben lungi dalla psicoanalisi. 
La psicologia individuale, dice Freud in “Psicologia delle masse e analisi dell’io”, è sin dall’origine sociale, per questo l’uomo ha bisogno di creare rapporti, di fare legame con l’altro, di costruire varie forme di vita sociale, in cui il corpo è la condizione per fare legame. Questa forma di vita sociale, che oggi rischia di divenire antica, ha subito un colpo che ha prodotto delle mutazioni inevitabili.
 
Gli esperti parlano di distanziamento sociale, come la condizione per evitare il contagio, ma bisogna dire che "il distanziamento sociale non esiste", esiste la separazione dei corpi e ciò comporta un insieme di questioni, soprattutto per la nostra clinica, per la quale la presenza del corpo è importante.
Dire che "il distanziamento sociale non esiste" vuol dire che è il corpo nella sua forma spettrale, di fantasma, ad essere il protagonista di questa vicenda, il cui medium operandis è il virtuale. La psicoanalisi non può non tener conto di queste trasformazioni, degli effetti prodotti da questo lembo di reale, Covid19, il perturbante, per dirla con Freud, l’Unheimlich demoniaco che genera orrore e angoscia.
 
Questa irruzione ha prodotto un insieme di modifiche sul piano politico e sociale, ma soprattutto ha messo in scacco un soggetto a noi familiare, il "Soggetto Supposto Sapere". Gli scienziati si contraddicono fra di loro e i politici improvvisano nelle loro decisioni e ciò che resta è una società sola e sconsolata. Già a inizi del ‘900 in "Psicopatologia della vita quotidiana", Freud ci aveva presentato una società profondamente depressa, per via, dirà più avanti nel "Disaggio della Civiltà", delle restrizioni che essa subisce. Sono tutti questi eventi che rendono, oggi più che mai, la nostra clinica viva. 

Dott. Edison Palomino
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giovedì 13 maggio 2021

 

EDISON PALOMINO

  “Il  volto della madre: avrei voluto dirti grazie” 


Yukari è una giovane donna, madre di una bambina e moglie di un marito buono e comprensibile. Il suo è un matrimonio felice. Ciò che fa questione per Yukari è il ricordo del volto della madre e di quello che non è riuscita a dirle. La madre era una bella donna, ma con un carattere insopportabile. Urlava spesso:

“Stavi dormendo vero? È tardi!”.

Il suo odio verso il marito era talmente grande che si era svegliata da uno stato di coma, solo perché sentì qualcuno parlarne male. Lei ha sempre parlato male del marito ai figli. Il dramma di Yukari inizia quando le viene comunicato al telefono, dalla sorella, che la madre è affetta da cancro al pancreas e che le restano pochi mesi di vita. Yukari deve allora non solo occuparsi di fare il ritratto funebre di sua madre ma anche di rendere la sua vita felice, almeno per i mesi di vita che le restano.

Gli ultimi giorni di vita della madre, Yukari li ha passati con lei in ospedale; per non dormire la notte faceva ciò che più le piace fare e cioè disegnare. Una sera le viene dato il cambio dalla sorella, e Yukari ne approfitta per stare insieme alla sua famiglia, cena e fa una passeggiata per la città, insieme a loro, dopo tanto tempo. Il giorno dopo, va a trovare la madre in ospedale ma le viene comunicato che è morta. Davanti al corpo morto della madre le rivolge parole che non era riuscita dire prima:

“Mamma posso dirtelo? Grazie per aver lottato così tanto. Grazie per avermi messo al mondo”.

Un peso accompagnato da dolore, rabbia e impotenza, l'ha abbracciata fino alla morte della madre.
La morte della madre rappresenta per lei, da un lato, un momento di liberazione, e dall’altro quella catena immaginaria che la tiene a lei legata. Una dimostrazione. Dopo un anno dalla morte della madre e al suo ritorno da un viaggio di lavoro a Pekino, Yukari cade malata d'influenza, a letto con la febbre, viene accarezzata da un ricordo infantile: ricorda la madre che si prendeva cura di lei da piccola quando aveva la febbre, sente sulla sua fronte la mano ruvida della madre e descrive questo momento come l’unico momento in cui la madre era gentile. Ad un certo punto scoppia il pianto perché sente la mancanza delle coccole materne mentre pronuncia queste parole:

“Perché sei morta?!” “Perché non ci sei?!” “Mamma ho bisogno di te”.

Yukari continua a cercare la madre nelle donne che trova per strada e che le somigliano. Sarà mica diventata pazza? No, ciò che le resta è un tratto, un tratto della madre, lo sguardo, ed è con questo tratto che per Freud, ci si avvia verso la separazione e quindi verso il lutto riuscito.

La maternità è cicatrice, dolore, ma è anche imperativo. Imperativo che rischia di schiacciare e fagocitare i figli. Di fronte a questo imperativo bisogna saperci fare e Yukari ci ha saputo fare. Riconciliarsi con sé stessi è la miglior via per riconciliarsi con la madre, per accettarla nella sua differenza assoluta quindi per trovare la pace soggettiva tanto anelata. Ma per arrivare a questo punto è importante ricordare che non esiste l’autoanalisi, che non basta sapere ciò che ci succede, ma che bisogna avviarsi in un lavoro serio con un analista o uno psicoterapeuta di vostra scelta. Starà a lui o lei, il compito di fare luce nelle tenebre del vostro dolore. 

 

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EDISON PALOMINO

"Psicoanalisi, religione e sessualità"

 

Con l'invenzione della sua psicoanalisi e la scoperta dell'inconscio come effetto della sua pratica clinica, Freud, rompe con il pensiero che governava la sua epoca, introducendo, per sempre, una nuova dimensione nell'immaginario umano. 

La politica, l'educazione e l'analisi, verranno considerate a partire dal loro handicap e cioè dal reale, l'impossibile. Così Freud potrà dire che governare, educare e fare l'analisi sono delle professioni impossibili. Anche la scienza e la religione, vengono colpite dal pensiero rivoluzionario del padre della psicoanalisi. Laddove la prima trova il suo limite, la seconda rivendica il suo dominio. E Freud lo scrive:

 
"La scienza, pur insegnando come si possono evitare certi pericoli e combattere con successo alcune sofferenze - sarebbe ingiusto contestare che essa rappresenta per gli uomini un potente aiuto - in molte situazioni deve lasciare l'uomo alla sua sofferenza e non può far altro che consigliargli la rassegnazione".
 
La psichiatria e le varie forme di psicologia allora esistenti, subiscono anche esse gli effetti della scoperta freudiana.
L'omosessualità, per esempio, veniva considerata come una malattia mentale da guarire. Le varie forme di terapie riparative rispondono a questa convinzione costruita sulla base di pregiudizi sociali. Per Freud invece non c'è niente di naturale nella scelta sessuale, per cui, l'omosessualità non può essere considerata una malattia.
Nel 1935 Freud scriverà una lettera di risposta a una madre che gli aveva chiesto aiuto per il figlio omosessuale.

'Cara signora, deduco dalla sua lettera che suo figlio è omosessuale. Sono molto colpito dal fatto che non usi mai questo termine nel darmi le informazioni su di lui. Posso chiedere perché lo evita? L’omosessualità non è certo un vantaggio, ma non c’è nulla di cui vergognarsi, non è un vizio, non è degradante; non può essere classificata come una malattia; riteniamo che sia una variazione della funzione sessuale, prodotta da un arresto dello sviluppo sessuale. Molti individui altamente rispettabili di tempi antichi e moderni erano omosessuali, tra di loro c’erano grandi uomini. (Platone, Michelangelo, Leonardo da Vinci, ecc). 
È una grande ingiustizia perseguitare l’omosessualità come un crimine – e anche una crudeltà. Se non mi crede, legga i libri di Havelock Ellis. Mi chiede se posso aiutarla, intendendo dire, suppongo, se posso sopprimere l’omosessualità e fare in modo che al suo posto subentri l’eterosessualità. La risposta è, in linea generale, che non posso promettere che questo accada. 
[...] Quello che l’analisi può fare per suo figlio è un’altra cosa. Se lui è infelice, nevrotico, lacerato da conflitti, inibito nella sua vita sociale, l’analisi può portargli armonia, pace della mente, piena efficienza, sia che rimanga un omosessuale, sia che diventi eterosessuale'.

Così Freud rompe con quella forma di pensiero primitivo e restituisce all'omosessualità umana una sua dignità. Sempre negli ultimi anni della sua vita, Freud, fa una definizione quasi poetica della religione, di cui dirà "è quanto di più elevato, di più prezioso, di più sublime lo spirito umano abbia prodotto". Ora prendiamo la topologia di Lacan, i tre registri dell'esperienza umana: Immaginario, Simbolico e Reale, e mettiamoli in questo ordine: I-S-R per cogliere la vera funzione della religione e dire che essa per via I-mmaginaria introduce cornici S-imboliche per far fronte al R-eale, umanizzandolo. Negli ultimi anni del suo insegnamento Lacan definirà la religione come 'il monastero del senso' evidenziando il suo grande potere di rinnovamento. Non è a caso di quest'ordine la nuova posizione della Chiesa nei confronti dell'omosessualità? Qualche giorno fa ci è stato un vero colpo all'immaginario collettivo, inferto da Papa Francesco, in questi termini:

"Le persone omosessuali hanno il diritto di essere in una famiglia. Sono figli di Dio. Nessuno dovrebbe essere estromesso o reso infelice per questo. Ciò che dobbiamo creare è una legge di convivenza civile. In questo modo sono coperti legalmente. Mi sono battuto per questo".

Per Lacan la religione si rinnova sempre, ed è in questo senso che essa trionfa sulla scienza [...].
 
In foto il capolavoro di Andy Warhol, intitolato: Labbra arcobaleno.
 
Dott. Edison Palomino
Specialista in psicoterapia psicoanalitica 
Riceve a Milano su appuntamento al 345 453 4832.
Consulenze in tre lingue: italiano spagnolo e inglese;
anche tramite Skype: dr.edisonpalomino



mercoledì 12 maggio 2021

 EDISON PALOMINO

"Il caso di G: uno sguardo in un sogno"

 

Un uomo, che chiamerò G, viene in seduta perché innamorato, dice lui, di una donna meravigliosa che però non rientra negli ideali della sua famiglia. Il suo desiderio invece si svela essere quello di amare una donna fuori dagli ideali con cui è cresciuto. Una donna diversa.
Il suo destino si presenta così: diviso tra ciò che vogliono gli altri e ciò che vuole lui. Questo conflitto tra desideri diventa per G fonte di sofferenza; dolore in cui resta imprigionato. 
Un giorno porta in seduta un sogno che lo libererà dalla catena famigliare e da questa sua impossibilità di scelta. 
In sogno ritrova il padre, morto da anni, a cena con una donna elegante, dai capelli rossi e i vestiti firmati. Ad un certo punto sulla scena il padre si volta verso il figlio e con viso feroce lo fissa negli occhi. In questo punto G si sveglia, terrorizzato.
Gli chiedo di interpretare il suo sogno mettendo in campo le risorse apprese durante il nostro lavoro. 
"Mio padre", dice lui, "prima di morire, tra le lacrime, di nascosto, mi ha chiesto di non fare come lui".
Il padre all'età di 22 anni aveva conosciuto al bar una povera e bella fanciulla, della quale si era perdutamente innamorato. L'aveva frequentata, di nascosto, per anni, fino al giorno del suo matrimonio. I genitori avevano per lui scelto,come moglie, una ragazza di famiglia, una donna elegante dai capelli rossi e i vestiti firmati.
Una sera, G, spinto da curiosità, era entrato nella camera del padre morto e trovato delle lettere nascoste dentro a un cofanetto. Erano lettere d'amore che il padre si era per anni scambiato con quella ragazza povera che aveva al bar conosciuto. L'ultima lettera di questa fanciulla finiva con queste parole:

"Ti amerà per sempre la donna che hai lasciato andare". 

In un flash, in seduta, due donne gli appaiono davanti: la fanciulla povera (donna oggetto d'amore) e la ragazza dai capelli rossi e i vestiti firmati (donna oggetto di convenienza), ossia sua madre. Non c'è più modo per lui di sfuggire a questa verità che ha ignorato per anni. Lacrime scendono sul suo viso incandescente. Lo sguardo del padre nel sogno, ha fatto breccia nel suo mondo intimo, aprendogli in questo modo la Via nella vita di tutti.
Per Eraclito l'uomo abita due mondi. Il mondo di tutti, che è quello che condividiamo ad occhi aperti. E il mondo privato, che è quello dei sogni. Unico luogo in cui conserviamo il nostro lato più intimo. G, continua a venire in seduta; ora la via, dopo aver scelto di tenersi la donna che ama, sarà per lui, quella di riconciliarsi con il desiderio materno. Quel desiderio capriccioso che gli chiede ad ogni costo di seguire il destino paterno. Un destino ormai spezzato in due da uno sguardo in un sogno.
 
Dott. Edison Palomino
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martedì 11 maggio 2021

 

EDISON PALOMINO

"Un lembo di reale" 


Covid-19 è il nome del virus che è venuto a ricordarci la nostra fragilità, le nostre limitazioni. Questo nemico invisibile ha fatto crollare un insieme di convinzioni, sicurezze, certezze, diavolerie immaginarie su cui si costruisce ogni società umana. È colpo alle illusioni, ritorno alla natura, natura considerata, da tutta una tradizione, come quel limite che mette a rischio l’estinzione della vita.
Il reale della natura, intendendo per reale non il mondo ma quella frattura originaria, quel lato impossibile su cui regge ogni forma di vita, s’impone ancora una volta. È importante dire che il Coronavirus non è il reale nella sua nudità, altrimenti non saremo qui a dirlo, ma è un virus il cui nucleo è costituito da un reale a cui bisogna far fronte.

Freud e Lacan

Freud ha dato un bel colpo al narcisismo umano, affermando che, l’io non è proprietario in casa propria.
Lacan stesso ha sfferrato un colpo, scoprendo per via matematica che i legami sociali sono costituiti da una finzione. Finzione che tocchiamo con mano ogni volta che il reale della natura parla, come lo fa in questo сaso attraverso il Coronavirus. Siamo finiti nel bel mezzo di un racconto di letteratura, e chi di letteratura se ne intende, lo sa che essa serve a descrivere la tragedia umana. Aprite i libri di Orwell e scoprirete l’universo che vi aspetta. All’improvviso i legami sociali rischiano di sfilarsi! È l’incubo! Strade isolate, tutti a casa! Ecco la quarantena, l’unica misura di prevenzione contro il nemico del nostro secolo.

Il perturbante 

Il Covid-19 è seduto su di noi, come quel mostriciattolo nel quadro di Füssli, che schiaccia, la bella donzella addormentata mentre guarda in faccia lo spettatore impotente. Sarà la scienza a occupare il posto dello spettatore impotente? O sarà quella cavalla che infila la testa da dietro la tenda?

Due oggetti preziosi 

Per Pascal, la fede inizia là dove la scienza trova il suo limite, ma la scienza non si è ancora arresa, non ha ancora trovato il suo limite. Essa fa lotta al virus, colpo su colpo, giorno dopo giorno! Siamo nel tempo dell’oggetto più prezioso dell’uomo contemporaneo: la scienza.
Solo quando essa troverà il suo limite, quando non avrà più nessuna risposta al reale della natura si darà inizio al tempo della religione, della fede, del miracolo. Ma siamo lungi da quel tempo, nonostante Papa Francesco con le sue orazioni ci faccia sentire gli odori della sua presenza.
Freud negli ultimi anni del suo insegnamento, definisce la religione come l’oggetto sublime più prezioso che l’uomo abbia mai creato. E Lacan, anche lui negli ultimi anni del suo insegnamento, la chiama «il monastero del senso». Se ci sarà un trionfo della religione sulla scienza, se sarà la fede dell’uomo a vincere questa lotta contro questo mostriciattolo che ci minaccia, sarà nella misura in cui essa le verrà incontro. Sarà un vero incontro tra due oggetti preziosi: uno materiale e l'altro sublime.
 
Dott. Edison Palomino
Psicologo Psicoterapeuta
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lunedì 10 maggio 2021

EDISON PALOMINO
"L'Altro non esiste: psicoanalisi, scienza e religione". 
 
 
Di fronte all'inesistenza dell'Altro, alla voragine lacaniana originaria, punto in cui, l'ordine simbolico trova il suo limite; siamo chiamati a inventare qualcosa da mettere in quel posto per via immaginaria. A questo serve il discorso.
La scienza, ad esempio, ci ha messo la fisica e la matematica.
La religione il significante Dio: garante dell'ordine del mondo e dell'Universo; offrendo in questo modo all'immaginario collettivo, l'esistenza di un mondo divino che è quello del "Padre eterno". Un padre che tutto può, persino, sottrarsi all'intelletto umano. Almeno è questa la concezione di Rousseau su Dio: un “grand’Essere” irraggiungibile.
Nonostante l'ammonizione, quella forma di lamentela, "padre perché mi hai abbandonato". Gesù non solo rappresenta la ricostruzione di quella specie di ponte rotto tra la terra e il cielo, ma soprattutto l'esistenza del Grande Altro. Al riguardo dirà Lacan, nel seminario "Il rovescio della psicoanalisi", che quel momento in cui Gesù rivolgendosi al cielo pronuncia: "Padre perdonali perché non sanno quel che fanno", non tanto rappresenta la salvezza degli uomini dal loro peccato ma l'esistenza del Padre. Gesù introduce in questo modo nel pensiero umano l'esistenza, nell'aldilà, di Dio, un Padre buono. È questa la grande opera di Gesù: non tanto salvare gli uomini ma il Padre, o se volete, salvare gli uomini attraverso il Padre. Gesù in questo modo si fa, per dirla con Winnicot, oggetto di transizione di un "Padre sufficientemente buono".
Poi, secoli più avanti, arriva Galileo con il suo "Dialogo dei massimi sistemi" e qualche anno dopo Pascal col suo “Silenzio degli spazi Infiniti”, per mettere in scacco l'esistenza del Padre come autorità suprema dell’Ordine del mondo e delle cose. Da quel momento i cieli tacciono, o, per dirla in modo biblico: il cielo si arrotola portandosi via le stelle e facendo del "Cielo stellato" Kantiano una nostalgia.
Era il 1880 quando Dostoevskij dalla bocca di uno dei suoi personaggi, nel suo noto,"I fratelli Karamazov", faceva scivolare la sentenza: "Dio non esiste". Affermazione siglata da Nietzsche due anni dopo, 1882, nella sua "Gaia Scienza". E ribadita, tre anni più tardi, 1885, dal suo uomo senza religione, Zarathustra: "Dio non esiste". Il significante Dio, garante dell'ordine simbolico è stato sostituito, non del tutto, dalla scienza, oggetto prezioso dell'uomo contemporaneo.
Questo dramma umano evidenziato da Freud nel suo “L’illusione di un avvenire”, lo ritroviamo nei personaggi di Becket nel suo "Aspettando a Godot", dramma che simbolizza l'attesa dell'arrivo di un Dio che non arriva mai. Molti anni prima, questa attesa umana, così ben rappresentata da Becket, era stata descritta da Freud come un'illusione. Ritroviamo la stessa situazione drammatica nel pastore Tomas Ericsson, personaggio centrale nel film di Bergmann intitolato: "Luci d'inverno".
La morte della moglie rappresenta per lui l'incontro con la voragine lacaniana: l'inesistenza dell'Altro. Ciò gli procura una serie di problemi perché non c'è modo di sostituire quel posto da lei lasciato, nemmeno con la fede, giacchè con la morte della moglie è stato messo in dubbio l'esistenza di Dio: "Padre perché mi hai abbandonato?".
La funzione della religione, è quella di dare una cornice simbolica, per via immaginaria, al reale umano, reale inteso come l'impossibile. Quando questa funzione viene a mancare il soggetto viene messo a confronto con un buco che lo può fagocitare. Ed è giustamente quanto avviene con il signor Persson, descritto dalla moglie come maniaco depressivo. Persson su insistenza di questa torna dal pastore per parlargli della sua sofferenza. Ma ciò che avviene è un'inversione: è il pastore e non Persson, mancando alla sua funzione di rappresentante del monastero di Dio sulla terra, a raccontare il dramma della sua esistenza, dramma che, non è tanto la morte della moglie ma l'inesistenza di Dio. Non c'è più fede che tenga, non c'è nessuno lassù. Questo punto viene colto da Persson, il quale non appena lascia la parrocchia, si suicida con un colpo di fucile.
È questo l'elemento principale nel capolavoro di Bergmann: l’inesistenza dell’Altro, rappresentato dal silenzio eterno di Dio.

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sabato 8 maggio 2021

 

EDISON PALOMINO
"La felicità è nata gemella"
 

La condizione della gioia, della felicità, dell'amore è una faccenda a due. Essa, non è senza rapporto al mondo e ai suoi abitanti. Siamo in tempi in cui per via delle delusioni, soprattutto in amore, c'è una forte tendenza alla chiusura, alla solitudine, ci sono addirittura i sostenitori della felicità fai da te: il narcisismo nel suo più alto grado, l'esclusione dell'Altro. 
Byron scrive "la felicità è nata gemella", poche parole per fare capire la condizione della gioia e della felicità. I più grandi scrittori, tra cui Goethe, Poe e tanti altri, seguendo la linea di Byron scrivevano: a cosa servirebbe avere tutta la bellezza e ricchezza dell'Universo senza avere qualcuno con cui condividerle?

In foto il capolavoro di Vicente Romero, intitolato: Choises. 

Dott. Edison Palomino
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Si occupa di minori, adulti e genitorialità.
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venerdì 7 maggio 2021

 

EDISON PALOMINO
"Verso il reale"



Il 2020 è appena andato via, dando il posto al 2021, l'anno nuovo, per i cinesi anno del 'Bufalo', segno di prosperità e di forza.
Non sono praticante della superstizione ma non posso che augurare la sua realizzazione attraverso questo segno. Questo perché il Covid19 non solo ha interrogato la scienza facendola zoppicare ma ha anche rotto i manuali delle pseudoscienze rendendoli obsoleti.
Le istituzioni umane sono state messe in scacco. E la vita che cos'è per Freud se non una specie di partita a scacchi alla quale però una volta sconfitti non si può più tornare?
L'uomo non solo ha ritrovato il suo essere inerme di fronte alla natura ma anche l'importanza del sapersi reinventare, rinnovare.
In fondo ogni tragedia chiama a rinnovamento, è questo che ci insegna Freud e la sua psicoanalisi, insegnamento formalizzato da Lacan come il reale, l'impossibile, di fronte al quale bisogna saperci fare.  Mentre nell'immaginario comune il reale è collegato alla realtà, per la psicoanalisi invece il reale è ciò che fa la realtà nel senso che, in quanto evento che non risponde a leggi fisiche, sconvolge la vita, la irrompe, la squarcia, producendo una frattura, frattura che accompagna l'essere umano in ogni campo della vita: politica, economica e sociale. Qui possiamo fare una distinzione tra scienza, quella vera, e psicoanalisi, quella vera: Sigmund Freud e Jacques Lacan, bisogna dirlo senza paura di creare inimicizie tra scuole che l'unica cosa che hanno in comune è il nome 'psicoanalisi'.
Già Freud aveva ai suoi tempi indicato che tutto ciò che non ha a che fare con i principi della psicoanalisi non può chiamarsi tale. 
Mentre la scienza è alla ricerca dell'<anello mancante> per la psicoanalisi l'<anello mancante> è perduto per sempre, anzi, non è mai esistito. Lacan formalizza questo passaggio in questi termini: l'Altro non esiste. Questo sarà il filo conduttore del mio intervento al convegno dal titolo "Morte e vita delle società psicoanalitiche: lezioni dalla storia e nuove prospettive per la loro unione", organizzato dalla divisione di psicoanalisti, psicologi e psicoterapeuti dell'"Associazione Nazionale degli psicologi dell'Ucraina".
Il titolo del mio intervento: Ritorno a Freud, per una politica dell'inconscio.
Inizieremo in questo modo l'anno, prendendo per le corna il bufalo cinese fino a farlo diventare un toro, un vero toro, quello psicoanalitico.

Dott. Edison Palomino
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martedì 4 maggio 2021

EDISON PALOMINO

"Sintomi che mordono il corpo"


Le cicatrici soggettive sono spesso la testimonianza di un evento traumatico. Esse, come la terra, si aprono, producendo sintomi che mordono il corpo, ammalandolo. Tutto ciò che è rimasto aperto, non risolto, fa ritorno attraverso sintomi del corpo, scombussolando la vita di chi ne soffre.
Alcuni esempi: attacchi di panico, ulcera peptica e tutta la varietà di problemi di tipo 'psicosomatico'. 
I problemi del sonno sono anch'essi testimonianza di ciò che è rimasto sepolto. Quando non si dorme è il corpo che è compromesso, turbato, da pensieri che lo tengono sveglio di notte.
La medicina, sempre più assoggettata alla farmacologia, cerca di dare una risposta a questi problemi, ma purtroppo non sempre ci riesce. Scrivo purtroppo perché l'uomo contemporaneo mira proprio a questo, a tacere le cicatrici della sua storia con pillole e gocce. Il suo comodino non è mancante di scatole di farmaci.
La psicoterapia psicoanalitica, in questo senso, gioca un ruolo importante nella società contemporanea, essa distingue il corpo in quanto organismo e il corpo in quanto elemento che costituisce la soggettività umana. La nostra clinica non si occupa dell'uomo ma di ciò che all'uomo manca, e ciò che all'uomo manca può essere ritrovato, ricostruito, solo attraverso la sua storia. Storia costituita da eventi contingenti che lo hanno colpito nel cuore della sua soggettività, ferendolo. Questa ferita è di origine inconscia, motivo per cui, il più delle volte non si sa perché si soffre. 
Avere uno spazio per la propria parola, al di là dei sintomi di cui si soffre, diventa un'opportunità di cambiamento e di ritrovamento di sé stessi. Un vero momento di crescita personale che restituisce la pace soggettiva e permette all'uomo di avere un rapporto più sereno con i suoi simili e con il mondo.

In foto il capolavoro di Banksy, intitolato: Baloom girl (Bambina con palloncino).

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EDISON PALOMINO
"Il padre degno d'amore"


Si crede che la funzione più importante del padre sia quella di educare i propri figli, di trasmettere loro le regole. In realtà la funzione paterna più che dare regole è quella di prendersi cura della propria donna, del suo desiderio e in questo modo garantire che ella non venga immersa nella maternità: una madre tutta madre per quanto dolce e buona fa sempre danni. Alleggerire la propria moglie dal peso della maternità è una delle funzioni del padre. Forse la più importante. 
Il padre è chiamato a farsi scegliere, ad essere lui il preferito della sua donna. È in questo modo che viene riconosciuto a pieno titolo, agli occhi dei figli, come l'uomo della sua donna e padre dei suoi figli: un padre 'degno d'amore'. 

Alcune versioni del padre 

Il padre padrone, padre ideale, colui che introduce la legge attraverso forzature e maltrattamenti. La sua morte viene salutata con gioia dai figli. 
Il padre umiliato, colui che non gode del rispetto della sua donna; dimenticando il suo desiderio viene spremuto come un limone dai figli.
Il padre degno d'amore, colui che, per via delle sue mancanze (i suoi difetti), introduce la legge umanizzante attraverso la cura e l'amore per la sua donna.

Queste sono alcune delle versioni del padre. 

In foto il capolavoro di Lisippo, intitolato:  Sileno tiene in braccio Dioniso bambino.

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EDISON PALOMINO
"Il desiderio è il desiderio dell'Altro"

 
 
Ogni forma di nascita, di arrivo al mondo, è preceduta dal desiderio dell'Altro. Il primo grande Altro sono i genitori: papà e mamma (È così ancora, nonostante le nuove forme di famiglia che introduce la società contemporanea). Ecco perché dobbiamo sempre aver a che fare con ciò che loro hanno disegnato per noi: il nostro destino.
Quelle che sono le abitudini e i doveri sono qualcosa che ci viene da loro trasmesso, è il rispetto per la legge e le regole che organizzano il mondo, ma quello che ignoriamo in questo imperativo è che gli affetti, e cioè il modo di amare e di desiderare, è qualcosa che impariamo attraverso 'identificazioni inconsce' che vanno a costituire il nostro <Io>. Per questo quando il sofferente si rivolge ad uno specialista, il quale lo riempe di consigli e suggerimenti sul come vivere, non solo non si sente capito ma perso, perché tutto ciò che riceve sono degli ideali che non hanno a che fare con lui. 

Un esempio concreto lo troviamo in una barzeletta:

Paziente: Ho fatto tutto quanto mi ha suggerito. 
Dottore: E come si sente?
Paziente: A dire il vero è come se fosse la sua vita e non la mia.

Ecco perché quando alcuni specialisti della mente annullano la storia del soggetto in nome del 'qui ed ora', fanno violenza, a loro insaputa, su qualcosa che si trova all'origine e che chiede continuamente, attraverso i sintomi, di essere riconosciuto. Per questo la psicoanalisi non si ferma al sapere universitario: fare anni di studi, diventare iperspecializzati, aprire uno studio e vedere pazienti. Ma si eleva a ciò che ha a che fare con questioni esistenziali. 
L'etica della psicoanalisi è l'etica dell'inconscio, per questo chi vuole servirsene deve fare l'analisi personale:: risolvere le sue questioni personali, i suoi sintomi, spogliarsi dagli ideali che lo hanno costituito.
Chiunque voglia aver a che fare con quel marchio originario, che qui chiamo desiderio, che ha morso la pelle della sua soggettività, segnandolo per sempre, è chiamato a rivolgersi ad uno specialista, se non abbastanza almeno, sufficientemente analizzato. Questo forse non lo aiuterà a ritrovare la felicità perduta ma gli permetterà di ricostruire il suo Essere e in questo modo avere un rapporto diverso e più sereno con sé stesso e con gli altri. Ecco una nuova forma di rendere la vita degna di essere vissuta.

In foto il capolavoro di Donald Zolan, intitolato: Tesori di famiglia

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EDISON PALOMINO
"L'amore narcisistico"



 
Nei rapporti c'è sempre in gioco l'illusione dell'amore eterno, illusione che, una volta caduta, esprime il suo lamento in questi termini, una penna e uno scrittore, Samuel Beckett:

"Se non mi ami tu, non sarò mai amato. Se non amo te, non amerò mai"

Ogni forma di amore insostituibile, non è altro che uno degli effetti dell'amore narcisistico.
L'idea che dopo quell'amore non ce ne sarà un altro, è la testimonianza di un'impossibilità a rinunciare alla propria immagine, immagine che prendeva forma nell'amato: specchio in cui si rispecchia l'amante. Per questo per uscire da questa dinamica immaginaria, bisogna tener conto qualcosa di fondamentale quando ci si avvia in una relazione: bisogna non solo imparare a conquistare ma anche a perdere. E quindi a saperci fare con questa perdita che va a toccare il nostro Essere nella sua essenza di mancanza, d'incompletezza.
È a partire dal riconoscimento di questa costituzione originaria che ci si avvia verso l'umanizzazione di quella ferita infernale che lascia la fine di un a-more.

In foto 'Bella come un Fiore', dipinto di Alessandro Siviglia.

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 EDISON PALOMINO

"Bulimia e Anoressia" 


Non ogni forma di magrezza è anoressia e vale lo stesso per la bulimia. Sia l'una che l'altra non si riducono al bisogno dell'organismo. Nell'anoressia ritroviamo un punto mortifero, radicale, delle identificazioni a cui l'anoressica si appiglia lasciandosi cadere, per sempre. 
In alcune forme di magrezza ritroviamo ancora la dimensione del desiderio o di un suo surrogato, un qualcosa che funziona come un desiderio che fa da cornice per il soggetto. È questo l'insegnamento che traggo da alcune mie pazienti, ragazze che lavorano nel mondo della moda.
Per la psicoanalisi il fenomenologico ha un suo ruolo perché dice qualcosa del soggetto, ma rimane comunque secondario.
La grande scoperta di Lacan nell'anoressia è l'esistenza dell'"oggetto niente" di cui l'anoressica si nutre. Per questo bisogna imparare l'arte della clinica psicoanalitica per togliere gentilmente all'anoressica, quel niente di cui si nutre.

In foto il capolavoro di Baird Hoffmire, Mirror.

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EDISON PALOMINO

  "Infanzia: campo del desiderio" 


                                         
Il passaggio dalla natura alla cultura è un momento delicato per il bambino, i cui effetti si vedono nell’adolescenza. In questo senso l’adolescenza fa da bussola, da testimone dell’avvento o meno di ciò che per Freud è la condizione per fare accesso alla civiltà e cioè la rinuncia pulsionale.
Nietzche, considerato da Freud uno dei pochi uomini a conoscere in profondità i sentimenti umani, nota un problema nella cura dei bambini. Dice lui, che da una parte c’è una componente regressiva e inibente e, dall’altra, un troppo di disinfantilizzante. Come leggere quest’affermazione? Anche in modo semplice, attraverso alcuni esempi presi dalla letteratura.
In madame Bouvery di Flaubert abbiamo l’immagine del bambino viziato che corre scalzo e va in giro nudo, dice Flaubert, come i cuccioli delle bestie. 
Questo comportamento inibente che rischia di inchiodare il bambino in un infantilismo senza fine, è in contrasto con quanto la civiltà e il suo insieme di regole impone. Il troppo di disinfantilizzante invece è quell’eccesso, quella pretesa di fare dei bambini dei piccoli adulti. Questa posizione opprimente dell’adulto, in nome della buona educazione, rischia di annichilire la fantasia, di far cadere il desiderio.
Il capriccio infantile non è solo un annullamento delle regole, ma anche il momento in cui il desiderio si esprime nella sua massima potenza. E il desiderio è senza oggetto, anche questo ci insegnano i bambini: basta vedere come cambiano di oggetto in questione di secondi e questo è snervante per i genitori.
Elon Musk, il multimiliardario proprietario della Tesla Motors, da bambino ha sempre sognato di andare nello spazio. Questo desiderio si è mantenuto vivo nel tempo. Nel 2012 ha raggiunto la Stazione spaziale con il suo razzo chiamato Falcon, in omaggio al Millenium Falcon di Star Wars. In un'intervista alla rivista Guardian ha detto che il suo obiettivo ora è quello di rendere la vita multiplanetaria. Ciò vuol dire semplicemente stabilire un'intera città su Marte. Non è a caso questo un sogno infantile?
Una volta a Lacan chiesero quale fosse il suo quoziente intellettivo, e lui rispose a sorpresa di tutti: “quello di un bambino di cinque anni”. In effetti l’infanzia rappresenta il campo del desiderio, anche per questo, dice Freud, i bambini preferiscono non andare a letto presto, perché la vita per loro è ancora interessante, a differenza degli adulti che non vedono l’ora di finire la giornata per andare a dormire. 
 
In foto il capolavoro di Georgios Iakovidis, Koukou.

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