EDISON PALOMINO
“Il volto della madre: avrei voluto dirti grazie”
Yukari è una giovane donna, madre di una bambina e moglie di un marito buono e comprensibile. Il suo è un matrimonio felice. Ciò che fa questione per Yukari è il ricordo del volto della madre e di quello che non è riuscita a dirle. La madre era una bella donna, ma con un carattere insopportabile. Urlava spesso:
“Stavi dormendo vero? È tardi!”.
Il suo odio verso il marito era talmente grande che si era svegliata da uno stato di coma, solo perché sentì qualcuno parlarne male. Lei ha sempre parlato male del marito ai figli. Il dramma di Yukari inizia quando le viene comunicato al telefono, dalla sorella, che la madre è affetta da cancro al pancreas e che le restano pochi mesi di vita. Yukari deve allora non solo occuparsi di fare il ritratto funebre di sua madre ma anche di rendere la sua vita felice, almeno per i mesi di vita che le restano.
Gli ultimi giorni di vita della madre, Yukari li ha passati con lei in ospedale; per non dormire la notte faceva ciò che più le piace fare e cioè disegnare. Una sera le viene dato il cambio dalla sorella, e Yukari ne approfitta per stare insieme alla sua famiglia, cena e fa una passeggiata per la città, insieme a loro, dopo tanto tempo. Il giorno dopo, va a trovare la madre in ospedale ma le viene comunicato che è morta. Davanti al corpo morto della madre le rivolge parole che non era riuscita dire prima:
“Mamma
posso dirtelo? Grazie per aver lottato così tanto. Grazie per avermi
messo al mondo”.
Un peso accompagnato da dolore, rabbia
e impotenza, l'ha abbracciata fino alla morte della madre.
La
morte della madre rappresenta per lei, da un lato, un momento di
liberazione, e dall’altro quella catena immaginaria che la tiene a
lei legata. Una dimostrazione. Dopo
un anno dalla morte della madre e al suo ritorno da un viaggio di
lavoro a Pekino, Yukari cade malata d'influenza, a letto con la
febbre, viene accarezzata da un ricordo infantile: ricorda la madre
che si prendeva cura di lei da piccola quando aveva la febbre, sente
sulla sua fronte la mano ruvida della madre e descrive questo momento
come l’unico momento in cui la madre era gentile. Ad un certo punto
scoppia il pianto perché sente la mancanza delle coccole materne
mentre pronuncia queste parole:
“Perché sei morta?!” “Perché non ci sei?!” “Mamma ho bisogno di te”.
Yukari continua a cercare la madre nelle donne che trova per strada e che le somigliano. Sarà mica diventata pazza? No, ciò che le resta è un tratto, un tratto della madre, lo sguardo, ed è con questo tratto che per Freud, ci si avvia verso la separazione e quindi verso il lutto riuscito.
La maternità è cicatrice, dolore, ma è anche imperativo. Imperativo che rischia di schiacciare e fagocitare i figli. Di fronte a questo imperativo bisogna saperci fare e Yukari ci ha saputo fare. Riconciliarsi con sé stessi è la miglior via per riconciliarsi con la madre, per accettarla nella sua differenza assoluta quindi per trovare la pace soggettiva tanto anelata. Ma per arrivare a questo punto è importante ricordare che non esiste l’autoanalisi, che non basta sapere ciò che ci succede, ma che bisogna avviarsi in un lavoro serio con un analista o uno psicoterapeuta di vostra scelta. Starà a lui o lei, il compito di fare luce nelle tenebre del vostro dolore.
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